«Amiamo i cani» Parla il proprietario delle cucce-lager
Lorenzo Santorelli
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IL CANILE scoperto a ponte Mussolini 4 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. «L'Asl era venuta già l'anno scorso insieme alla dottoressa Magrini per. Ci dissero di trovare un'altra sistemazione ma trovarono i cani in salute e senza alcun maltrattamento. Noi vogliamo più bene ai cani che ai figli». Il giorno dopo la pubblicazione delle foto del canile lager in zona Pratini, all'altezza del ponte Mussolini, che mostrano un numero imprecisato di cani («sono 14 o 15 non ricordo») che vive tra carcasse di ratti, escrementi e liquami in gabbie di metallo e cucce di legno costruite approssimativamente, Antonio Cazziolato, che con il padre possiede la struttura, fornisce la sua versione dei fatti. Dopo esser stato contattato dalla presidente dell'Enpa, Marlena Giacolini, che presenterà un esposto in Procura, Cazziolato accetta di parlare con Il Tirreno. «Mio padre viene qui tutti i giorni e pulisce le gabbie due o tre volte alla settimana». Le foto però mostrano i cadaveri dei ratti in decomposizione e la quantità di escrementi non è quella che un cane produce in così poco tempo. Non sembra che le gabbie vengano pulite con questa frequenza. «La struttura non è perfetta ma secondo noi è idonea e i cani stanno bene, anche perchè tutti i giorni li facciamo uscire. Magari potrebbero stare meglio, però la sfido ad andare negli altri canili e vedere in che condizioni vivono». I canili pubblici o quelli convenzionati però ricevono controlli periodici. Quella è una struttura privata che oltretutto non risulta al catasto, quindi abusiva. «Se lei percorre tutto l'argine dell'Ombrone di strutture come questa ne trova altre cinquanta. Non deve nemmeno andare troppo lontano, ce ne sono anche accanto alla mia - dice - E' da vent'anni che ci sono queste baracche e che siano fatiscenti non lo nego, ma non saprei dove mettere altrimenti i miei cani. Anche io vorrei dare loro più spazio e ho chiesto alla Provincia se ci affidavano un lotto di terra per costruire un canile, ma sto ancora aspettando risposta». Come mai, pur consapevole di non disporre di un'area adeguata, è arrivato a possedere quindici cani? «Siamo una famiglia di cacciatori e amiamo i cani - spiega - ma quando diventano troppo vecchi oppure non riusciamo a sistemare i cuccioli, al contrario di come fanno tanti altri noi non li ammazziamo. Il cane con il problema agli occhi è cieco fin da quando era cucciolo, ce ne sono alcuni di oltre dieci anni che non ci servono più per la caccia al cinghiale però li abbiamo tenuti lo stesso». Non ha pensato di sterilizzare le femmine o provare a sistemarli? «Le ripeto, la Asl li trovò in buone condizioni e ieri sono andato da loro per comunicare che sono io il proprietario». E cosa le hanno detto? «Mi faranno sapere, probabilmente mi diranno come l'anno scorso di cercare un'altra sistemazione». Che in un anno però non è ancora riuscito a trovare. «Sto cercando un appoggio, spero mi diano la possibilità di allestire un canile da qualche altra parte». Una versione che in molto passaggi trova un'involontaria sponda dalla Lav che, in seguito alla scoperta del canile, aveva stilato un comunicato molto duro. «La realtà è che di canili come quello di ponte Mussolini la provincia di Grosseto ne conta moltissimi e, quasi sempre, si tratta di strutture abusive - attacca il coordinatore provinciale Giacomo Bottinelli - e la ragione, nella grande maggioranza dei casi, è sempre la stessa: quei cani sono da caccia e servono solo come strumenti per chi, oltre a divertirsi uccidendo animali, ne sfrutta altri a questo unico scopo, disinteressandosi del loro benessere». Dopo aver citato il regolamento regionale per la tutela degli animali, recentemente approvato, che prevede box di almeno 8 metri quadri per i primi tre cani Bottinelli lancia una frecciata a chi è preposto ai controlli. «E' difficile pensare che il canile di ponte Mussolini non fosse già noto, come sono probabilmente noti chissà quanti canili simili, lasciati impuniti per ragioni poco chiare. Che si sveglino le forze dell'ordine deputate ai controlli». L' Asl dal canto suo comunica di aver mandato sul posto i medici del dipartimento di prevenzione per una verifica («stamattina di sicuro non sono venuti perchè c'ero io, saranno passati nel pomeriggio ma a me non hanno detto niente» ribatte Cazziolato). Nei prossimi giorni l'azienda sanitaria dirà qual è lo stato di salute dei cani, se hanno tutti il microchip e, soprattutto, se sussistano o meno le condizioni per segnalare alla magistratura gli estremi dei reati di maltrattamento o detenzione in condizioni incompatibili.
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