Italia
Tanzania: i bambini albini prigionieri nei lager della superstizione
Cristiano Gentili, grossetano, 38 anni,è riuscito a scoprire e fotografare lo scandalo e la vergogna delle piccole vittime di superstizione e ignoranza.I genitori abbandonano i figli albini in comunità fondate dal governo con la scusa di proteggerli, ma ora diventate dei lager impenetrabili e malsani.
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Cristiano Gentili, grossetano, 38 anni, è sprofondato nel ventre dell’Africa nera per scoprire come vive una comunità di gente perduta: i bimbi albini della Tanzania.
Sono emarginati o mutilati dalle loro stesse famiglie perché nati con la pelle bianca, a causa della mancanza ereditaria di melanina che stravolge i connotati. La loro pelle è chiara ma negli occhi vedi il buio, non c’è futuro.
In due comunità - dove vivono ragazzi tra i 3 e i 20 anni - Gentili è il primo “bianco” che si è infiltrato. Con l’aiuto di un amico africano è riuscito a scoprire come vivono e nascono i rituali della morte. Una maledizione, una sofferenza. Gambe e ossa sepolte nel terreno per portar l’oro in superficie, braccia e capelli tessuti nelle reti di mare per aumentare il pescato. Membri usati come rimedio dell’infertilità. In Tanzania dove si - tra superstizione e ignoranza - i genitori abbandonano i figli albini in comunità fondate dal governo con la scusa di proteggerli, ma ora diventate dei lager impenetrabili. Nessuno, prima d’ora, aveva visto e raccontato come impazzisce un bimbo chiuso in gabbia.
Cristiano, nato nel ’73 e cresciuto a Grosseto, è funzionario di un grande organismo internazionale. Lungo il Lago Vittoria ha incrociato storie come quella della piccola Adimu. «Tre uomini, di notte, entrarono in casa sua immobilizzando lei e sua mamma. Con un ramo, una sega e una tanica di kerosene, la bloccarono e le infilarono il legno sotto al braccio per facilitare l’amputazione del braccio come rituale propiziatorio; poi iniziarono a tagliare. Lei inizialmente sveglia, gridava terrorizzata. Sua madre fu costretta a guardare. Questa storia mi ha dato lo spunto per scrivere un libro. Per ripulirmi dalla disperazione».
Sono emarginati o mutilati dalle loro stesse famiglie perché nati con la pelle bianca, a causa della mancanza ereditaria di melanina che stravolge i connotati. La loro pelle è chiara ma negli occhi vedi il buio, non c’è futuro.
In due comunità - dove vivono ragazzi tra i 3 e i 20 anni - Gentili è il primo “bianco” che si è infiltrato. Con l’aiuto di un amico africano è riuscito a scoprire come vivono e nascono i rituali della morte. Una maledizione, una sofferenza. Gambe e ossa sepolte nel terreno per portar l’oro in superficie, braccia e capelli tessuti nelle reti di mare per aumentare il pescato. Membri usati come rimedio dell’infertilità. In Tanzania dove si - tra superstizione e ignoranza - i genitori abbandonano i figli albini in comunità fondate dal governo con la scusa di proteggerli, ma ora diventate dei lager impenetrabili. Nessuno, prima d’ora, aveva visto e raccontato come impazzisce un bimbo chiuso in gabbia.
Cristiano, nato nel ’73 e cresciuto a Grosseto, è funzionario di un grande organismo internazionale. Lungo il Lago Vittoria ha incrociato storie come quella della piccola Adimu. «Tre uomini, di notte, entrarono in casa sua immobilizzando lei e sua mamma. Con un ramo, una sega e una tanica di kerosene, la bloccarono e le infilarono il legno sotto al braccio per facilitare l’amputazione del braccio come rituale propiziatorio; poi iniziarono a tagliare. Lei inizialmente sveglia, gridava terrorizzata. Sua madre fu costretta a guardare. Questa storia mi ha dato lo spunto per scrivere un libro. Per ripulirmi dalla disperazione».
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