Il Tirreno

Grosseto

Travolto dal treno che correva a 180 all'ora

Francesca Gori
<strong>RICERCHE.</strong> Sui binari per tutto il giorno gli operatori hanno cercato le parti del corpo dell’uomo
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RICERCHE. Sui binari per tutto il giorno gli operatori hanno cercato le parti del corpo dell’uomo

Ha attraversato i binari alla stazione, forse accecato dal sole non ha visto il convoglio

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ALBINIA. Il sottopasso della stazione rappresentava un altro ostacolo verso la sua auto. Ha deciso di tagliare, attraversando i binari, con i suoi borsoni carichi di merce sulle spalle. Il macchinista dell'Euro City Freccia Bianca ha suonato con tutte le sue forze. Di Cheikh Niange, senegalese di 57 anni, è rimasta intatta soltanto una mano.  Il suo corpo è letteralmente esploso, come se avesse messo un piede su una mina antiuomo. Dilaniato, sotto gli occhi di due ragazzini che erano fermi sul binario a guardare il tabellone con gli orari dei treni. 

I suoi resti, brandelli sparsi, sono stati trovati fino ad un chilometro di distanza dal punto dell'impatto. Raccolti, per quanto possibile, e composti in una piccola bara per i resti dall'agenzia funebre Babbanini di Orbetello.  Alle 14.35, alla stazione di Albinia non c'era praticamente nessuno. Le biglietterie non sono aperte, il capostazione è ormai un lontano ricordo.  Cheikh Niange era appena arrivato da Roma, dove era stato ad acquistare borse, occhiali e collanine da vendere sulla spiaggia della Feniglia. Il suo giro tra ombrelloni e bikini sarebbe cominciato questa mattina presto. In Senegal, lui, doveva sfamare tre mogli e una decina di figli e in Italia non c'era tempo da perdere. C'era solo da lavorare.

Ieri, quando è sceso dal regionale appena arrivato al binario 1 ha pensato che il tempo e la fatica spesa per scendere nel sottopassaggio, a lui, nessuno glieli avrebbe ripagati. È sbucato da dietro il treno, senza vedere, forse accecato dal sole, che dall'altra parte stava arrivando il Freccia Bianca, l'Eurocity 9765 che da Genova doveva raggiungere la Capitale. Un treno che viaggia a quasi duecento chilometri all'ora e che è passato dalla stazione di Albinia ad una velocità di 180 chilometri all'ora.  Non ha avuto nemmeno il tempo di capire cosa stesse per accadere. Un treno lanciato a 180 chilometri orari non lascia scampo, nemmeno ai pensieri. Niange avrebbe dovuto raggiungere gli altri ambulanti che dividevano con lui una piazzola in un campeggio poco lontano. Invece, la sua vita si è fermata sul binario 2 della stazione di Albinia.

Il suo corpo ridotto in un cumulo di brandelli. Che si trattasse di uno straniero, di un uomo di colore, lo hanno detto i due ragazzini, unici testimoni di questa tragedia di inizio estate alla Polizia ferroviaria. Sono stati loro a dare l'allarme. Loro e gli abitanti di quelle case che si affacciano sulle rotaie, che hanno sentito il suono del treno. Quel suono che non è un clacson, ma che sembrava ieri una sirena impazzita che si stava avvicinando ad Alibinia. Il 118 lo hanno chiamato e l'ambulanza della Croce Rossa è arrivata subito. Ma non c'era nessun ferito da curare e nessuna salma da recuperare. C'era l'orrore di un corpo straziato.  Soltanto un braccio dell'uomo è stato ritrovato incastrato tra la motrice e il vagone.  Gli agenti della polizia ferroviaria lo hanno riconosciuto dal tesserino sanitario, dal suo codice fiscale. Altri documenti, almeno fino a ieri sera, non erano ancora stati trovati. Ma c'era quell'arto, quella mano incastrata nel treno. È toccato alla polizia scientifica andare all'obitorio di Orbetello, dove i pochi resti di Niange sono stati portati, a prendere le impronte digitali per avere la conferma che quella mano fosse proprio la sua.  Il traffico ferroviario è rimasto bloccato per ore, la comunità senegalese è corsa tutta alla stazione di Albinia. Sono arrivati anche i carabinieri. E il Freccia Bianca è rimasto fermo, per ore, due chilometri più a sud, con trecento persone a bordo e il macchinista sotto choc. Il treno, ieri sera, è stato trainato fino ad Albinia. La motrice era danneggiata e la violenza di quell'impatto era tutta disegnata sulle fiancate dei vagoni. Disegnata, con gli schizzi di sangue di quel senegalese che vendeva borse sulla spiaggia.

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