Claudio Franci e Emilio Landi difendono il presidio dellAmiata
Castel del Piano non si tocca
Fiora Bonelli
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ARRABBIATI. A sinistra Franco Ulivieri, a destra Claudio Franci Barricate da Società della salute e Comunità montana
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AMIATA. Piccoli ospedali in bilico? La notizia, dopo la visita dei vertici regionali a Grosseto che non hanno nascosto la volontà di tagliare sulla sanità, è rimbalzata con non poca preoccupazione anche in Amiata. Qui la questione ospedale è da tempo al centro di un dibattito serrato, tanto che da pochissimo tempo sono state costituite a Castel del Piano e Arcidosso due Commissioni consiliari della sanità, con l'intenzione di farlo anche negli altri restanti 6 comuni del versante grossetano del Monte Amiata. «Possiamo comprendere le ragioni di qualche sforbiciata, ma certamente non vogliamo rinunciare a nessuna garanzia di medicina di base che riguarda l'ospedale e i servizi sociali del nostro territorio». Alle avvisaglie di tagli in vista sulla sanità, arrivati dalla Regione Toscana il presidente della Società della Salute Amiata grossetana e il presidente della conferenza dei sindaci della Comunità Montana, non hanno dubbi. Il piccolo ospedale amiatino di Castel del Piano e i servizi del sociale non si toccano. Anche se, entrambi i presidenti non hanno paura, per lo meno per ora, che ciò succeda. Ma la guardia è comunque alta, sebbene i toni di Claudio Franci e Emilio Landi si mantengano sul filo di una fase interlocutoria con la regione. E si ribadiscono dei paletti decisi e chiari: «Non riteniamo che i grandi numeri di popolazione siano le discriminanti ragionevoli dei servizi basilari. Sennò, continuando per questa strada, a noi di montagna cosa ci resta? - si chiede il presidente Landi -. E' l'identico discorso che facciamo per le scuole. Se si ragiona in termini di aree metropolitane, allora noi saremo cancellati. Per cui se mi si dice che le specializzazioni di eccellenza non saranno impiantate a Castel del Piano, lo posso capire e mi sta bene. Ma le garanzie ospedaliere essenziali, quelle no, in discussione non ci possono essere messe». Il presidente della SdS Amiata grossetana Claudio Franci afferma che nell'incontro tenuto lunedì con la Commissione regionale toscana, non è venuto fuori alcun pericolo di chiusura dell'ospedale di Casteldelpiano: «Piuttosto, spiega Franci, è vero che la sanità amiatina è una questione che va gestita e monitorata. Il piano sanitario 2012-2015 deve essere ancora fatto. E noi a questo passaggio saremo lì. Teniamo anche conto che la situazione economica non è rose fiori e per nessuno e dunque comprendiamo le esigenze di risparmio della Regione. Ma vi sono alcuni punti di base che non si discutono nemmeno: ciò che c'è adesso deve rimanere. Ospedale con medicina, geriatria, ambulatori, e poi ricordiamoci il pronto soccorso e il punto emergenza. Un nocciolo duro su cui lavorare. Riteniamo d'altronde prioritaria tutta la fascia di intervento del sociale e i punti individuati dalla Sds sono: le questioni giovanili, l'handicap, gli anziani, il disagio sociale, gli immigrati. Per queste che riteniamo le emergenze della montagna non ci saranno se e ma e tutte le istituzioni devono collaborare. Bisogna risolverli, i problemi e non creare fra la popolazione già sguarnita di servizi, altri motivi di preoccupazione e di divario con le situazioni metropolitane». E per chiudere Franci non risparmia una battuta: «E poi Grosseto non può essere la cenerentola della regione toscana, questo va detto e ribadito». E con lui Landi condivide questo punto di vista: «Se si fanno sempre i conti in base ai grandi numeri, allora di ospedali operativi ne resteranno accentrati due o tre nelle città più grandi. La popolazione toscana vive, invece, per l' 80% nei piccoli centri cittadini e per il 20% nelle grandi metropoli. Cosa vogliamo fare? Ignorare e penalizzare la maggioranza?»
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