LULTIMA INTERVISTA
«Cantavo per i militari Usa con me si sentivano a casa»
G.B.
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ZOMBA. Fosco Marchetti 1 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Zomba lo ha ricordato anche l'ultima volta che ci siamo visti: «Ho cantato per tutti, comunisti e democristiani, militari e Croce rossa. I liberali organizzavano delle feste stupende in una sala di via de' Calboli, sopra al ristorante Maremma, mentre i repubblicani ballavano in via Garibaldi. Ho ancora un invito datato 1945 dove si mette in evidenza che avrei dovuto interpretare per forza la famosa canzone Polvere di Stelle». Ma sono i militari americani i primi a scoprire le qualità dell'artista grossetano. «Erano lontani da casa e io iniziavo a specializzarmi in un genere di musica che ricordava loro le origini. All'ex Gil di via Sonnino c'era una grande sala frequentata dagli americani, ma per loro cantavo anche all'albergo Bastiani, al Consorzio Agrazio di via Roma, perfino al Pizzetti, dove erano alloggiati i piloti del campo d'aviazione». Zomba era il re di queste feste, una sorta di Cupido, capace di far nascere con la sua voce un'infinità di amori. «Capita anche ora che qualcuno mi confessi di essersi innamorato sulle note di una mia canzone». L'ultimo appunto di quella chiaccherata. «Sì, continuo a cantare, ogni tanto, accompagnato al piano da Piero (l'amico Mundula) in feste private, quando mi chiamano». Ciao Fosco. Ci mancherai.
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