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Gli avvocati: chiariremo davanti al giudice
«Contatti in Prefettura» I legali di Moretti negano
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INDAGINI Condotte dai carabinieri di Grosseto e Capalbio 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. I difensori di Marcello Moretti pronti a presentarsi davanti al giudice per chiarire alcune intercettazioni annunciano l'inizio di un indagine propria. La notizia che nel mirino dell'indagine dei carabinieri ci sono degi uffici pubblici ha sollevato naturalmente qualche comprensibile apprensione e qualche naturale moto di disappunto in ciascuno di essi. È bene precisare che non ci sono avvisi di garanzia e che non ci sono coinvolgimenti diretti e che gli uffici non sono interessati nel loro complesso nell'indagine. È certo però che quegli uffici e che alcune persone che vi lavorano sono oggetto di indagine da parte dei carabinieri, per stabilire se vi siano responsabilità di tipo penale. Una responsabilità tutta da accertare, del resto, anche per i cinque soggetti che l'altra settimana erano stati posti agli arresti domiciliari all'interno delloperazione "Caccia" su presunti irregolarità nell'ingresso dei clandestini nel nostro Paese. Alessio Scheggi e Riccardo Lottini, difensori di Marcello Moretti, spiegano come «a Moretti preme esprimere il proprio dispiacere per l'articolo pubblicato che sembra dare per scontata quella che, per il momento, è solamente una prospettiva degli investigatori. Gli elementi agli atti del fascicolo infatti sono ancora oggetto di approfondimento non solo da parte della Procura, ma anche della difesa del signor Moretti che in questo momento sta svolgendo, nell'esercizio dei poteri un'indagine parallela per individuare eventuali elementi favorevoli all'indagato. Appare doveroso sottolinare che il primo vaglio giurisdizionale dell'inchiesta, ancorché provvisorio, effettuato con l'ordinanza del 31 maggio, dà atto che non vi è, allo stato, il riscontro di passaggi di denaro in favore del Moretti». In secondo luogo, la difesa sta valutando, insieme al Moretti, e dopo aver acquisito i file audio delle intercettazioni, «l'opportunità di presentare istanza alla procura per ottenere un interrogatorio in cui chiarire il senso delle conversazioni. Eventuali spiegazioni in merito alla valenza da attribuire alle intercettazioni e al loro contenuto verranno dunque forniti in quella sede. Il nostro assistito tiene a precisare, con riferimento a una delle frasi intercettate il 4 gennaio 2011, in cui il Moretti avrebbe detto ad altro coindagato, Kaja Reno, di farsi dare i soldi altrimenti avrebbe bloccato tutto in Prefettura, che si tratta di conversazioni riferite a pratiche che non sono mai andate a buon fine, ma non per l'intervento del Moretti in Prefettura, ma per il parere negativo della Direzione provinciale del Lavoro che ha ritenuto non idonea la documentazione prodotta».
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