Italia
Portata in Italia con la promessa di un lavoro è stata venduta per mille euro, violentata e minacciata
Tratta di donne, in undici nei guai
Federico Lazzotti
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ABUSI Sulla giovane donnaDalla Romania a Capalbio avrebbero ridotto in schiavitù una diciannovenne
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GROSSETO. Per due mesi sarebbe stata ridotta in schiavitù, picchiata, violentata, venduta, ricomprata, minacciata e costretta a prostituirsi tra Capalbio e la provincia di Roma. Poi la fuga dalla prigione, nell'agosto scorso, e la denuncia ai carabinieri. A distanza di dieci mesi il giudice ha emesso cinque ordinanze di custodia cautelare. Però nei guai sono finiti in undici: otto romeni e tre italiani tra i diciotto e sessanta anni, questi ultimi tutti residenti a Capalbio, alcuni dei quali con precedenti legati a reati contro la persona.
Le accuse del giudice fiorentino per le indagini preliminari David Monti sono pesantissime e vanno dallo sfruttamento della prostituzione, alle minacce, passando per la violenza sessuale, il favoreggiamento, fino alla riduzione in schiavitù. A condurre l'inchiesta, non a caso, oltre ai carabinieri di Capalbio, ha partecipato la direzione distrettuale antimafia di Firenze competente quando si parla di tratta di persone. L'indagine è scattata lo scorso 26 agosto quando alla porta della caserma di Capalbio ha bussato una ragazzina bionda e minuta. Ai militari ha raccontato di avere 19 anni, di essere romena, mamma di un bambino di pochi mesi e di essere schiava da due mesi di un gruppo di connazionali e di essere appena fuggita dalla sua ultima prigione, «dove ogni giorno per 50 euro sono costretta a prostituirmi».
Durante le oltre tre ore di deposizione la donna ha ripercorso davanti ai militari gli ultimi sessanta giorni della sua vita. A cominciare dalla metà di giugno quando un suo conoscente si è presentato a casa sua, in Romania, proponendole di venire in Italia «a lavorare nelle vigne». Due giorni dopo Francesca, la chiameremo come la protagonista del film denuncia di Bobby Paunescu, era a bordo di un pulmino bianco diretta verso l'Italia. «In tre abbiamo pagato 300 euro». Dopo due giorni dall'arrivo in Maremma al posto dei vigneti avrebbe invece trovato grappoli di clienti che i due presunti sfruttatori le procuravano ogni giorno. «Mi portavano in bar di Capalbio e mi presentavano degli uomini». Poi quelli stessi uomini andavano nella casa dove abitava, la facevano salire in auto per poi consumare i rapporti sessuali nelle stradine di campagna. Scrive il giudice che ritiene la ragazza attendibile.
«In condizione schiavistica non poteva uscire autonomamente di casa, non aveva alcuna autonomia, anche nell'esercizio della prostituzione, né documenti, doveva andare a pagamento con i clienti che le venivano procurati e dare loro, integralmente i proventi dell'attività di meretricio e se osava obiettare o accennava una ribellione veniva colpita con schiaffi e ammonita con intimidazioni». Per ricostruire gli spostamenti di Francesca durante la sua permanenza in Italia i carabinieri hammo impiegato otto mesi. Da Capalbio, infatti, la donna tra il 24 e il 27 di luglio sarebba stata venduta per mille euro a un cugino delle persone che l'avevano fatta arrivare in Maremma e con lui si è trasferita in un appartamento nei dintorni di Roma.
L'obiettivo dell'uomo era quello di farla prostituire e di recuperare il denaro speso. Per tre giorni Francesca viene tenuta chiusa in casa, picchiata, minacciata e violentata. C'è una registrazione nella quale l'uomo le dice: «Se ti ho comprato fai quello che ti dico io». Poi il ritorno a Capalbio dove viene rivenduta e costretta nuovamente a prostituirsi, stavolta in un monolocale all'interno di un condominio. Fino al 26 agosto quando bussa alla porta dei carabinieri.
Le accuse del giudice fiorentino per le indagini preliminari David Monti sono pesantissime e vanno dallo sfruttamento della prostituzione, alle minacce, passando per la violenza sessuale, il favoreggiamento, fino alla riduzione in schiavitù. A condurre l'inchiesta, non a caso, oltre ai carabinieri di Capalbio, ha partecipato la direzione distrettuale antimafia di Firenze competente quando si parla di tratta di persone. L'indagine è scattata lo scorso 26 agosto quando alla porta della caserma di Capalbio ha bussato una ragazzina bionda e minuta. Ai militari ha raccontato di avere 19 anni, di essere romena, mamma di un bambino di pochi mesi e di essere schiava da due mesi di un gruppo di connazionali e di essere appena fuggita dalla sua ultima prigione, «dove ogni giorno per 50 euro sono costretta a prostituirmi».
Durante le oltre tre ore di deposizione la donna ha ripercorso davanti ai militari gli ultimi sessanta giorni della sua vita. A cominciare dalla metà di giugno quando un suo conoscente si è presentato a casa sua, in Romania, proponendole di venire in Italia «a lavorare nelle vigne». Due giorni dopo Francesca, la chiameremo come la protagonista del film denuncia di Bobby Paunescu, era a bordo di un pulmino bianco diretta verso l'Italia. «In tre abbiamo pagato 300 euro». Dopo due giorni dall'arrivo in Maremma al posto dei vigneti avrebbe invece trovato grappoli di clienti che i due presunti sfruttatori le procuravano ogni giorno. «Mi portavano in bar di Capalbio e mi presentavano degli uomini». Poi quelli stessi uomini andavano nella casa dove abitava, la facevano salire in auto per poi consumare i rapporti sessuali nelle stradine di campagna. Scrive il giudice che ritiene la ragazza attendibile.
«In condizione schiavistica non poteva uscire autonomamente di casa, non aveva alcuna autonomia, anche nell'esercizio della prostituzione, né documenti, doveva andare a pagamento con i clienti che le venivano procurati e dare loro, integralmente i proventi dell'attività di meretricio e se osava obiettare o accennava una ribellione veniva colpita con schiaffi e ammonita con intimidazioni». Per ricostruire gli spostamenti di Francesca durante la sua permanenza in Italia i carabinieri hammo impiegato otto mesi. Da Capalbio, infatti, la donna tra il 24 e il 27 di luglio sarebba stata venduta per mille euro a un cugino delle persone che l'avevano fatta arrivare in Maremma e con lui si è trasferita in un appartamento nei dintorni di Roma.
L'obiettivo dell'uomo era quello di farla prostituire e di recuperare il denaro speso. Per tre giorni Francesca viene tenuta chiusa in casa, picchiata, minacciata e violentata. C'è una registrazione nella quale l'uomo le dice: «Se ti ho comprato fai quello che ti dico io». Poi il ritorno a Capalbio dove viene rivenduta e costretta nuovamente a prostituirsi, stavolta in un monolocale all'interno di un condominio. Fino al 26 agosto quando bussa alla porta dei carabinieri.
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