Il Tirreno

Grosseto

«Contratti solo ad aziende in regola»

Francesca Ferri
<b>COL SINDACO. </b>Lucio Lapalorcia con Emilio Bonifazi
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COL SINDACO. Lucio Lapalorcia con Emilio Bonifazi

Città e partecipazione chiede rigore fiscale per Comune e Enti Lapalorcia: «Amministratori pubblici e ditte siano trasparenti»

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 GROSSETO. Trasparenza e affidabilità dei futuri amministratori di Grosseto. Mentre in municipio si lavora alla definizione della giunta bis di Emilio Bonifazi, l'osservatorio sociale e politico "Città e partecipazione" promuove un'operazione "legalità" in Comune: rendere obbligatorio per tutti i consiglieri e gli assessori documentare la loro regolarità nei confronti del fisco.  «Secondo noi c'è una lacuna nello statuto», spiega il presidente di Città e Partecipazione, Lucio Lapalorcia. «In futuro - scrive Lapalorcia al sindaco in una lettera aperta - basterebbe modificare l'articolo 17 inserendo, oltre alla situazione reddituale e patrimoniale e la dichiarazione di iscrizioni ad associazioni non segrete, una dichiarazione di regolarità con il fisco. Nel frattempo sarebbe opportuno che consiglieri eletti e assessori nominati rendessero pubbliche le loro posizioni».  Chi evade il fisco, non paga la Tarsu, raggira le norme sull'Ici e via dicendo è incompatibile con la carica di amministratore pubblico e ogni cittadino può promuovere un'azione per far decadere sindaco, consiglieri e assessori dalla loro carica. La fedeltà all'Agenzia delle Entrate è, insomma, anche una garanzia della solidità del governo cittadino.  Il patentino di buon contribuente non è cosa nuova nelle pubbliche amministrazioni. Qualsiasi contratto voglia stipulare il Comune (ma il vincolo vale anche per Provincia, Camera di Commercio, Regione, Stato e per tutti gli enti pubblici), prima della firma l'ufficio contratti ha l'obbligo di richiedere e farsi dare una serie di informazioni che certificano che l'azienda è "pulita". E oltre all'informazione antimafia e al casellario giudiziario, è prevista la certificazione di regolarità contributiva con il Durc, il documento unico di regolarità contributiva che attesta che quella azienda paga regolarmente i contributi per i suoi dipendenti, all'Inps o ad altri istituti di previdenza a seconda della categoria di lavoratori. Non solo per gli appalti, ma per ogni forma di collaborazione o convenzione, insomma qualsiasi rapporto di lavoro venga stabilito tra il Comune e un'azienda privata, serve il Durc.  Perché, dunque, non dovrebbe essere richiesto anche per chi lavora non solo per il Comune, ma addirittura al suo interno? La domanda se l'è posta Città e Partecipazione, non perché sia in discussione l'onesta di qualcuno, ma perché in Italia l'evasione fiscale ha raggiunto i 270 miliardi di euro l'anno. Per questo l'osservatorio invoca una «attenta, virtuosa riflessione sull'esempio che devono alla cittadinanza coloro eletti o cooptati per dirigere la cosa pubblica».

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