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Coppia con due figli piccolissimi. Li hanno trovati gli operai comunali arrivati per sistemare lalloggio da assegnare a chi ha diritto
Occupano casa vuota in via Mazzini: denunciati
Lorenzo Santorelli
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UNA RETE per dormire nella casa occupata in via Mazzini Continua il drammatico pellegrinaggio nell'illegalità delle famiglie cacciate da Casa Betania
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GROSSETO. «Dove ti inviamo il verbale di notifica?» chiede uno dei vigili. «Qui», risponde Mohamed. «Ma questo non è il tuo domicilio» controbatte l'agente della polizia municipale. In questo dialogo avvenuto davanti al civico 22 di via Mazzini è riassunto il dramma di un'altra delle sei famiglie cacciate da Casa Betania, l'albergo attiguo al seminario vescovile gestito da privati ma di proprietà della curia. Perché Mohamed, tunisino di trentasette anni, un domicilio non ce l'ha più. Ma dopo una settimana di notti trascorse su un materasso buttato sul marciapiede vicino all'auto dentro la quale dormivano la moglie Kaouthar e i due figli, Adam di tre anni e Loujain di quattro mesi, ha deciso di seguire l'esempio di altri suoi compagni di sventura. Occupando una delle case vuote di proprietà del Comune. «Dopo averci visto dormire in quelle condizioni, sono stati gli stessi residenti a segnalarci l'esistenza di quelle abitazioni sfitte. Sabato sera sono entrati mia moglie e i miei figli mentre io ho dormito fuori. La porta era aperta e c'erano persino le chiavi attaccate, però almeno se fosse venuto qualcuno vedendo una donna e dei bambini non avrebbe pensato a dei delinquenti». Ieri mattina qualcuno effettivamente è arrivato. Senza bussare alla porta. E colti di sorpresa da quella presenza inaspettata, sono entrati gli operai incaricati dal Comune di rimettere in sesto le case da assegnare in base alle graduatorie. Inevitabilmente è scattata la denuncia alla forza pubblica e così, nel primo pomeriggio, la polizia municipale è andata dalla famiglia di Mohamed per notificare a lui e alla moglie un avviso di garanzia per occupazione abusiva di immobili. «Ci hanno anche controllato il permesso di soggiorno, non vorrei che ce lo togliessero. Purtroppo in queste condizioni non rimane altro che l'illegalità, nessuno ci da una mano. Vogliono costringerci ad andare a rubare?». Uno sfogo acre ma la realtà di Mohamed è quella di un onesto lavoratore. «Da pochi giorni faccio il lavapiatti a Marina. Stamattina sono dovuto andar via perdendo mezza giornata lavorativa perché c'erano i vigili. Il datore di lavoro si è arrabbiato e ha ragione, ma non so come altro fare». Scandite dalle docce alla Caritas e dalla ricerca di oggetti usati («vorrei trovare almeno una rete dove poggiare il materasso e delle lenzuola»), le giornate di Mohamed scorrono senza alcuna certezza. «Vivo pensando solo all'oggi, non riesco a riflettere sul domani». L'unica attesa proiettata sul futuro è inevitabilmente quella di un'abitazione vera e propria. «Ho dodici punti e sono quinto in graduatoria. Se non danno a noi la casa allora a chi spetta? Nell'attesa però non sappiamo dove andare». Un presente vissuto tra interrogativi e speranze ma anche amarezze e disillusioni. «I vigili devono fare il loro lavoro, ma ogni volta che vengono terrorizzano i miei bambini. Poi mi chiedo, dov'è la solidarietà qui a Grosseto? Nemmeno un ristorante, uno - e mentre lo ripete guarda negli occhi con l'indice alzato - che ci abbia offerto anche solo un piatto di pasta».
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