Il presidio
«Nessun test prima dell'anestesia» Sentiti altri pazienti
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GROSSETO. Silvia avrebbe avuto solo la sfortuna di una reazione violenta all'anestesia che le era stata appena sommistratata nella sala operatoria in vista di un banale intervento ginecologico. Ma come lei anche altri pazienti della clinica Siligato di Civitavecchia, in passato, avrebbero corso lo stesso rischio. Alcuni di loro, infatti, avrebbero raccontato agli investigatori di «non essere stati sottoposti ad alcuna analisi prima dell'intervento». È questo l'elemento più inquietante che emerge dall'inchiesta condotta dalla Procura di Civitavecchia sulla morte di Silvia Cannelli, la ragazza grossetana di 23 anni morta lo scorso 5 aprile prima di una banale operazione in day hospital nella clinica privata Siligato. A confermare le indiscrezioni anche il legale della famiglia Cannelli, Roberto Abbruzzese. «Dalle testimonianze di altri pazienti - spiega l'avvocato - è emersa la consuetudine da parte dell'anestesista di non sottoporre i pazienti ad alcun test prima di un intervento». Era stata la madre di Silvia, nei giorni successivi alla tragedia, a raccontare, anche attraverso l'esposto presentato dalla famiglia in Procura, che durante la loro permanenza alla clinica (dalle 8 alle 17) prima dell'intervento, «l'anestesista non si era mai visto e con il medico era stato deciso di eseguire un'anestesia locale». E non quella totale che ha poi portato alla crisi cardio respiratoria e al successivo trasferimento all'ospedale di San Paolo di Civitavecchia dove Silvia, la ragazza con il sorriso, è arrivata già morta. Per il decesso della ventitreenne, il pubblico ministero Alessandro Gentili ha già iscritto nel registro degli indagati due medici grossetani con l'accusa di omicidio colposo: il ginecologo Giuseppe Tamburro e l'anestesista rianimatore Giorgio Piola. Che cosa ha ucciso Silvia lo diranno i risultati dell'autopsia eseguiti all'indomani del decesso. «Sono state chiesti altre verifiche - spiega il legale della famiglia Cannelli - e molto probabilmente ci saranno dei ritardi». In questi due mesi l'inchiesta è andata avanti arrivando a ipotizzare, attraverso le testimonianze di alcuni pazienti, che all'interno della struttura l'anestesista non eseguisse i test previsti dalla procedura prima di un intervento chirurgico. Una voce fuori dal coro arriva da una paziente della clinica Siligato che sabato ci ha mandato una lettera nella quale loda la struttura dove dice di aver subito un intervento. Racconta di «attenzionini accuratissime, fin dall'inizio, nella fase di preospedalizzazione, e soprattutto durante e dopo l'intervento» di natura ginecologica che si è «rivelato più complesso e complicato di quanto si potesse prevedere». La paziente, però, ci tiene a non comparire con il nome e cognome. Chi ha denunciato presunte negligenze lo ha dovuto fare.
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