Il Tirreno

Grosseto

Prosegue l’odissea delle 6 famiglie cacciate da via Ferrucci

Niente casa, ne occupano una Il dramma dei senzatetto

Lorenzo Santarelli
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POVERE COSE. È tutto ciò che possiede la famiglia bengalese

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 GROSSETO. «Siamo entrati da una finestra aperta, senza rompere niente. Le condizioni erano pietose, sul pavimento del salotto c'erano un topo morto e un gatto in decomposizione, inoltre qualcuno aveva defecato per terra. Abbiamo pulito ma stanotte non riuscivamo a dormire per la puzza. Però almeno abbiamo un tetto ed è sempre meglio che stare per la strada». Il giorno dopo la cacciata delle sei famiglie da Casa Betania, Houssain ci contatta per raccontare la sua prima notte nella casa occupata. Sui muri scrostati l'unico abbellimento è il calendario di una ditta del gas. Ma il gas vero, così come la luce e l'acqua, mancano. La muffa bistra i pavimenti ed il bagno è inutilizzabile. Eppure questo tenace bengalese di 33 anni, che da quindici vive in Italia girando per i mercati con la sua bancarella di prodotti artigianali indiani, pagherebbe per poter rimanere in quel tugurio. «Riesco a lavorare soprattutto d'estate. Ho bisogno di sapere che mentre sono in giro a vendere i prodotti, mia figlia e mia moglie hanno un tetto sotto il quale dormire». Mentre parla Houssain indica il materasso dove la piccola Alicia, tre anni, ha dormito ieri notte. Lui e la moglie invece hanno dormito per terra. «Alcuni vicini ci hanno prestato delle candele e una scopa per pulire». La moglie Tania, di 27 anni, lo ha raggiunto in Italia da sei mesi. Non parla ancora l'italiano e così è Houssain che racconta la loro storia. «Siamo sposati dal 2003, ma per anni abbiamo vissuto separatamente. Io ero in Italia a cercare di guadagnare qualcosa e appena avevo un po' di soldi da parte la raggiungevo in Bangladesh». Pochi mesi fa il ricongiungimento, Tania che non può lavorare per badare alla bambina ed il marito che deve mantenere tutti e tre. Mentre parliamo ci raggiunge Gaetano, un amico che abitava nella casa da loro occupata. «D'inverno il freddo è massacrante, le mura sono sottili e dovevamo usare una stufa a legna per non congelare. D'estate invece c'è l'invasione di topi». Houssain lo interrompe per dire «è sempre meglio di niente» ma Gaetano insiste rabbioso. «Dove abito io, in via Statonia, ci sono alloggi popolari vuoti. Almeno due li ho visti con i miei occhi. Però il Comune non ci manda nessuno e se provi a chiederglieli ti rispondono che non sono idonei. Tutte queste famiglie dovrebbero stare notte e giorno davanti al Comune finché non danno loro una risposta soddisfacente». Una strategia che le sei famiglie hanno provato a mettere in pratica ieri mattina, quando si sono ritrovate alle 9 sotto i portici del palazzo comunale per avere un faccia a faccia con il sindaco Bonifazi. «Siamo rimasti fino all'una ma, tranne la segretaria dell'assessore Guidoni che ha ribadito la mancanza di soldi e soluzioni, nessuno si è degnato di darci una risposta». A quel punto il gruppo si è diretto verso gli uffici del Coeso ma anche da lì sono giunte solo risposte negative. «Qualcun altro ha provato ad occupare delle case che però, a differenza nostra, erano state murate col cemento. Hanno sfondato ma dopo poco è arrivata la polizia e sono stati costretti a scappare». Probabilmente passeranno un'altra notte davanti al sagrato di qualche chiesa. Mentre Houssain con la sua famiglia cercherà di rendere più dignitosa la sua nuova casa. «Devo trovare almeno coperte e cuscini».  Saluta con una promessa. «Se ci permettono di restare, appena ci sistemiamo ti invito a cena».

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