Il Tirreno

Grosseto

In arrivo un'altra ondata di profughi, la Maremma pronta all'accoglienza

Alfredo Faetti
<strong>PROVINCIA </strong>Marras
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PROVINCIA Marras

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GROSSETO. La Maremma si prepara per la seconda fase del piano d'accoglienza per gli esuli nordafricani in fuga dalla guerra. La Provincia è stata allertata dalla Regione per organizzare tutto l'occorrente, anche se ancora non c'è niente di certo. In ogni caso «siamo pronti ad accoglierli» dice Leonardo Marras.  Il presidente della Provincia si limita soltanto a dire che sono «attesi rifugiati politici dal Nord Africa» e che «con la collaborazione dei Comuni siamo pronti ad accogliere piccoli gruppi diffusi sul territorio. Modello già collaudato, che ha coniugato efficienza e solidarietà». Stando a queste parole, unite ad alcune indiscrezioni, sono due gli elementi che risaltano.  Il primo è che Marras parla di «piccoli gruppi», al plurale, «con buona probabilità molti nuclei familiari». Questo perchè sono migliaia i nordafricani che dovrebbero sbarcare in Italia in questi giorni, oltre a quelli già arrivati. In base a quanti arriveranno (il tetto massimo stabilito dal piano Maroni è di 50.000) sarà stabilita la portata da assegnare a ogni Provincia. A quella di Grosseto, nel caso venga coinvolta in questa seconda fase (e tutto lascia presagire che sia così) saranno destinati dai 43 ai 214 esuli, che a loro volta saranno ridistribuiti nei vari Comuni in piccoli gruppi (non più di 20 persone). Quindi questa volta non sarà soltanto Massa Marittima a farsi carico degli immigrati, ma anche altri dei 28 enti compresi nel territorio. Giovedì, nella riunione tenuta a Palazzo Aldobrandeschi tra Prefettura, Comuni e Protezione civile, «i sindaci si sono impegnati a verificare sui propri territori le condizioni logistiche per l'accoglienza» spiega Marras, con la Provincia a fare da interfaccia tra Comuni e Regione.  L'altro elemento riguarda lo status giuridico: non si parla di "profughi", come ad aprile, ma di «rifugiati politici»; quindi non sono esuli in povertà, ma in fuga da paesi in guerra, come la Libia o zone del Maghreb.  Cambia. Saranno «persone che vanno accolte in base ai trattati internazionali che potranno muoversi senza restrizioni sul territorio nazionale».  Ma c'è dell'altro. Il nuovo status giuridico prevede che i Comuni dovranno farsi carico di corsi di formazione della durata di sei mesi, dell'assegnazione di un lavoro, oltre a vitto e alloggio. «I costi saranno a carico del ministero dell'Interno - continua Marras - su rendicontazione delle spesse da parte della Prefettura».  Un rifugiato politico, poi, non può lasciare il paese che lo ospita: quindi gli esuli che arriveranno dovranno restare in Italia. Tutto questo però non spaventa, perchè la Toscana ha «già dato dimostrazione di efficienza e solidarietà umana» conclude il presidente.  «Ora, in collaborazione con i sindaci, il prefetto e le associazioni di volontariato, ci prepariamo con serenità a questa seconda fase».

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