Un solo furgone in piazza del Sale
Francesca Ferri
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FURGONI. In mezzo a piazza del Sale per il mercatino Dopo le proteste la Cia va incontro ai commercianti
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GROSSETO. In piazza con un solo furgone, sperando che le primizie non vadano a male. Gli agricoltori entrano in punta dei piedi in piazza del Sale con il loro mercatino; la decisione di non andarsene e di accogliere le richieste dei commercianti è arrivata ieri sera. «Tentiamo di creare meno disagio possibile e proseguiamo per rispetto delle aziende e dell'amministrazione», spiega il presidente della Cia Enrico Rabazzi. «Arriviamo, scarichiamo e lasciamo solo un numero minimo di mezzi, se ce la facciamo uno. Però adesso il disagio passa a noi e ai clienti, perché senza furgoni al seguito avremo meno merce esposta». Ecco l'ultimo capitolo del polverone che si è scatenato nelle scorse settimane in piazza del Sale, con i negozianti agguerriti contro gli ambulanti della filiera corta della Confederazione italiana agricoltori. Partito due settimane fa e in programma fino a dicembre, si tiene il giovedì mattina nella piazza che un tempo si chiamava "del Mercato", e che proprio grazie all'antico uso accoglie oggi le otto bancarelle. Sennonché nelle prime due giornate, il 21 e 28 aprile, oltre che con i banchi gli agricoltori hanno ingombrato la piazza anche con i furgoni, piazzandoli a ridosso delle vetrine ai lati e scatenando le ire dei negozianti e in particolare di Davide Barbetti, il titolare del Beyond. Gli agricoltori, va detto, hanno le carte in regola. La loro autorizzazione ad occupare il suolo pubblico è «per carico e scarico permanente», cioè più o meno equivale alla sosta. «Alcuni generi alimentari, come ad esempio i formaggi, per legge vanno conservati in frigo e dunque non possono essere scaricati dal furgone e lasciati sul banco», spiega Gusmano Pallini della Cia. «Per gli altri si può trovare un'alternativa anche se avremmo tutte le autorizzazioni a restare in piazza». Gli agricoltori non nascondono l'amarezza per l'accoglienza non proprio a braccia aperte; le lamentele dei commercianti, d'altro canto, non sembrano campate in aria. Insomma, una difficile convivenza alla quale, però, forse si è trovato un rimedio. «Abbiamo mantenuto le promesse, ma se continuano le proteste - avverte Rabazzi - ce ne andiamo altrove».
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