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SUI RIFUGIATI
Basta paura le differenze ci arricchiscono
Massimo Cini
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Lavoro da anni presso una cooperativa di Follonica. Scrivo a titolo personale esprimendo solo le mie idee. Questa lettera a scanso di equivoci non è la voce ufficiale della cooperativa dove lavoro. Sono italiano, figlio di un maremmano e di una donna del sud, migrante fin dalla metà degli anni cinquanta in cerca di migliori condizioni di vita prima nel nord industriale del dopoguerra e poi in Toscana dove sono nato e dove vivo. Leggendo le dichiarazioni del signor Azzi, segretario provinciale della Lega Nord, sulla situazione degli otto ragazzi africani rimasti a Massa Marittima non sono riuscito a trattenermi e mi sono messo a scrivere queste righe. Lavoro proprio in una delle due aziende che ospiteranno per degli stage formativi queste persone. Non è vero, come sostiene Azzi, che questi otto ragazzi hanno beneficiato di aiuti pubblici per trovare un lavoro. Come ho scritto sopra, gli otto rifugiati faranno solo degli stage formativi della durata di due mesi al fine di prendere confidenza con un lavoro, ambientarsi fuori dai centri di indentificazione dove sono stati alloggiati fino ad ora ed iniziare i primi rudimenti della lingua italiana. Quindi stage formativo ha un significato ben diverso dall'aver trovato un lavoro. Come Azzi dovrebbe ben sapere! Credo che i bisogni delle persone non debbano avere latitudine. La sofferenza è la stessa per tutti. Il signor Azzi, esponente di un partito che delle tradizioni cristiane ne fa una bandiera da combattimento, conosce certo il pensiero di don Milani. Non si può dividere il mondo in italiani e stranieri ma solo in oppressi ed oppressori. Non sono solo belle parole ma il modo, l'unico, per smetterla di alimentare questa spirale di violenza che ci sta mettendo in guerra uni contro gli altri. Non so che mestiere faccia il signor Azzi ma ormai, fin dai tempi dei rifugiati al Veliero, conosco bene il suo pensiero. Leggendo le sue affermazioni a mezzo stampa traspare tanta paura. Paura delle differenze, paura di perdere la propria identità. Invece nelle diversità c'è una grande risorsa che può far fare un balzo in avanti all'umanità. Lavoro in una cooperativa di oltre sessanta persone la gran parte italiani. Ma anche stranieri. Anche qualcuno che dopo aver rischiato la vita in mare è arrivato a Follonica al Veliero ed a Follonica c'è rimasto a vivere. Nella fatica quotidiana, nel lavoro di ogni giorno, faticando e sudando insieme non c'è modo di vedere le differenze. Ci si sente tutti parte di un'unica grande umanità. Signor Azzi, il futuro di questo pianeta è a rischio. E' nostro dovere proteggere le generazioni future dal flagello della guerra. La paura e l'ignoranza non aiutano e se perdiamo, perdiamo tutti. Se continuiamo a vedere nell'altro un nemico non ci saranno vinti né vincitori ma solo la guerra col suo carico di morte e davastazione. E non è questo che vogliamo, né io, né lei. Vittorio Arrigoni, morto a Gaza pochi giorni fa scriveva "Io non credo nei confini, nelle barriere e nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia che è la famiglia umana". Signor Azzi, restiamo umani.
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