Discarica al cimitero Rifiuti pericolosi speciali nella zona sequestrata
Federico Lazzotti
Sopralluogo dei carabinieri a Sterpeto con sonde e ruspe
Nessuna traccia di resti umani e casse. Analisi dell'Arpat
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GROSSETO. Erano a caccia di resti di casse da morto bruciate e poi sotterrate all'interno dei circa ventimila metri quadrati in costruzione all'interno del cimitero di Sterpeto. Invece i carabinieri del Noe e i loro periti, lavorando con sonde e ruspe, si sono trovati di fronte a una discarica sotterranea formata da plastica, materiale edile, surrogati elettrici e calcinacci. «Rifiuti speciali pericolosi», si legge nella relazione degli inquirenti.
Nuova svolta nell'inchiesta "bare in fumo", l'indagine partita alla fine dello scorso anno dopo un esposto di un ex dipendente della San Lorenzo servizi che ha raccontato di pratiche irregolari nello smaltimento dello casse da morto.
Ieri mattina al cimitero di Sterpeto era in un programma l'ennesimo sopralluogo, il quarto, al quale hanno partecipato, oltre ai militari del Noe, anche il perito nominato dalla Procura, quello della San Lorenzo Servizi e i tecnici dell'Arpat. È stato monitorando il sottosuolo che gli investigatori si sono accorti che a circa due metri di profondità erano presenti materiali diversi dalla terra. Per questo le ruspe hanno inziato a scavare trovando rifiuti che non si aspettavano di vedere: plastica, calcinacci e pallini di ferro per lo più.
Anche perché l'ipotesi degli inquirenti era ben più inquietante: nei 20 mila metri quadrati in costruzione - secondo chi ha presentato l'esposto - sarebbero state bruciate e poi smaltite decine di casse da morto appena esumate. Un modo - secondo gli inquirenti - di aggirare la legge che regola lo stoccaggio dei rifiuti speciali inquinando però sia l'aria che la falda acquifera, tutto per risparmiare i soldi dello smaltimento con ditte specializzate.
Dal giorno della consegna della denuncia in Procura sono state già tre le visite degli investigatori. La prima, nel mese di ottobre, è stata una sorta di sopralluogo, la seconda, la mattina del 3 gennaio, gli investigatori sono invece arrivati con il decreto di sequestro. Mentre il 20 gennaio hanno eseguito i primi campionamneti di terra prelevati nel cantiere Q1, dove dovrebbero sorgere 540 nuovi loculi. I reperti sono stati subito inviati ad un laboratorio d'analisi ma sembrerebbe che non siano state trovate tracce di percolato.
La scoperta di ieri cambia le carte in tavola dell'inchiesta. A cominciare dall'ipotesi di reato nei confronti di eventuali indiziati. La San Lorenzo Servizi, attraverso i propri periti, nei prossimi giorni, presenterà un programma di bonifica del sottosuolo da inviare in Procura in attesa dell'ok da parte del perito e del pubblico ministero per iniziare i lavori.
Nuova svolta nell'inchiesta "bare in fumo", l'indagine partita alla fine dello scorso anno dopo un esposto di un ex dipendente della San Lorenzo servizi che ha raccontato di pratiche irregolari nello smaltimento dello casse da morto.
Ieri mattina al cimitero di Sterpeto era in un programma l'ennesimo sopralluogo, il quarto, al quale hanno partecipato, oltre ai militari del Noe, anche il perito nominato dalla Procura, quello della San Lorenzo Servizi e i tecnici dell'Arpat. È stato monitorando il sottosuolo che gli investigatori si sono accorti che a circa due metri di profondità erano presenti materiali diversi dalla terra. Per questo le ruspe hanno inziato a scavare trovando rifiuti che non si aspettavano di vedere: plastica, calcinacci e pallini di ferro per lo più.
Anche perché l'ipotesi degli inquirenti era ben più inquietante: nei 20 mila metri quadrati in costruzione - secondo chi ha presentato l'esposto - sarebbero state bruciate e poi smaltite decine di casse da morto appena esumate. Un modo - secondo gli inquirenti - di aggirare la legge che regola lo stoccaggio dei rifiuti speciali inquinando però sia l'aria che la falda acquifera, tutto per risparmiare i soldi dello smaltimento con ditte specializzate.
Dal giorno della consegna della denuncia in Procura sono state già tre le visite degli investigatori. La prima, nel mese di ottobre, è stata una sorta di sopralluogo, la seconda, la mattina del 3 gennaio, gli investigatori sono invece arrivati con il decreto di sequestro. Mentre il 20 gennaio hanno eseguito i primi campionamneti di terra prelevati nel cantiere Q1, dove dovrebbero sorgere 540 nuovi loculi. I reperti sono stati subito inviati ad un laboratorio d'analisi ma sembrerebbe che non siano state trovate tracce di percolato.
La scoperta di ieri cambia le carte in tavola dell'inchiesta. A cominciare dall'ipotesi di reato nei confronti di eventuali indiziati. La San Lorenzo Servizi, attraverso i propri periti, nei prossimi giorni, presenterà un programma di bonifica del sottosuolo da inviare in Procura in attesa dell'ok da parte del perito e del pubblico ministero per iniziare i lavori.
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