Il Tirreno

Grosseto

Grazie per la vostra umanità e gli scherzi con mio figlio

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 CASTIGLIONE. La dottoressa Ianetta Giannotti, medico condotto a Castiglione, ha scritto una lettera al direttore generale dell'Asl di Grosseto, al dottor Madonna e al suo staff medico e infermieri, per dare loro la propria solidarietà.  «Avrei voluto farlo prima. Sono la mamma di Edoardo, 25 anni, ricoverato dal 27 novembre al 18 dicembre nel reparto di rianimazione, dopo aver subito per un trauma stradale una triplice frattura epatica con rottura della capsula, una lacerazione polmonare, fratture di tutte le vertebre e fratture scomposte delle coste anteriore e posteriori dell'emitorace. Prognosi riservatissima. Sono stati 23 giorni lunghissimi, dolorosissimi in cui sono stata catapultata all'improvviso in una realtà che conoscevo per sentito dire. Come si sopravvive a tutto ciò? Sono arrivata in reparto spaventata per la vita di mio figlio, ma ho scoperto un mondo, una professionalità, una cortesia che mai avrei pensato potessero esistere in questo reparto. Grazie a tutti, anche se in ritardo per ciò che avete fatto. Ho visto medici, infermieri, lavorare giorno e notte (sono stata mamma un po' invadente). Sono entrata a tutte le ore e ho soggiornato in reparto per mattine o pomeriggi interi. Lì ho conosciuto figli, madri, nuore, di ricoverati. Lì abbiamo condiviso il nostro dolore e la nostra paura, ci siamo scambiati i numeri di telefonici, abbiamo pianto quando uno dei "nostri" aveva la febbre. Abbiamo sorriso quando qualcuno è stato dimesso perché si riaccendeva la nostra speranza che ci si poteva fare. Ho parlato con tutti i medici, con gli infermieri a tutte le ore. Nei momenti in cui lasciavo mio figlio per andare a casa, ho potuto telefonare per avere notizie, e sempre c'è stata risposta, con cortesia. Grazie a tutto il personale per aver scherzato con mio figlio, per averlo chiamato "roccia", "uomo tigre", per aver messo in qui lunghi pomeriggi un po' di musica di sottofondo per ovattare i rumori della rianimazione, che ti entrano nel cervello. Non so se tutto questo è professionale, deontologico, rispettoso della sofferenza altrui, ma so che a noi è servito per andare avanti, ed era importante nell'entrare, trovare un ambiente scherzoso. Voleva dire che tutto andava bene, che i ricoverati stavano "tenendo". Grazie per aver permesso ai tanti amici di Edoardo di poterlo venire a trovare. A distanza di quattro mesi mio figlio è tornato in quel reparto per salutarli e ringraziarli. Lo hanno accolto, gli hanno mostrato il letto dove aveva soggiornato per tanti giorni. Gli hanno spiegato il funzionamento delle macchine e mio figlio si è ricordato di tante cose: di quando gli veniva detto "stai calmino, stai calmino". Tutto questo che ho raccontato è su Facebook. Anch'io ho scritto in bacheca: per dare notizie agli amici di mio figlio e ha scritto anche lui per raccontare la sua esperienza. Sono ormai giorni che ho appreso il comportamento di alcuni infermieri e medici del reparto e dei vari provvedimenti che si andranno a prendere. Forse hanno sbagliato, forse sono stati superficiali, forse non hanno avuto rispetto per la sofferenza altrui. Ma forse hanno dimostrato che i pazienti in coma non sono morti, che non ci si deve vestire a lutto prima del tempo. Forse hanno fatto sorridere un ricoverato che si stava svegliando, forse hanno portato una speranza ad una mamma che assisteva il proprio figlio. So che tutto quello che ho scritto non farà cambiare opinione a nessuno, ma ho voluto ugualmente testimoniare un mio vissuto. Anche questa per me è buona sanità. E' un ospedale vicino alla gente: grazie a tutti per quei pochi momenti che mi e ci avete fatto sorridere».

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