Il Tirreno

Grosseto

Ricatto all'amante con le foto

Pierluigi Sposato
Ricatto all'amante con le foto

Stamani udienza per una donna e il fidanzatino della figlia

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GROSSETO. Lei aveva fatto scattare al fidanzatino della figlia le foto degli incontri con l'amante: e aveva chiesto 6.000 euro per non rivelare la relazione alla moglie di lui. Questi, un professionista ultrasessantenne, aveva però chiamato anche i carabinieri all'appuntamento per lo scambio. I due erano stati arrestati. Stamani per loro udienza preliminare davanti al giudice Molino. Lei, oggi 48 anni, e lui, all'epoca poco più che maggiorenne, devono rispondere del tentativo di estorsione sventato il pomeriggio del 18 dicembre 2008 nel parcheggio di un supermercato di Grosseto, dove appunto si erano presentati anche i militari dopo che l'appuntamento telefonico era stato fissato tre giorni prima.

La donna, da sola, è sospettata dal pm Gliozzi anche di aver messo a segno un'estorsione già due anni prima dell'episodio dell'arresto: avrebbe minacciato di denunciare il professionista per una prestazione che lui aveva effettuato ma che la legge gli avrebbe vietato. E in cambio del silenzio aveva chiesto e ottenuto 10mila euro. Una storia di corna e luci rosse in cui i ruoli sarebbero stati ben delineati. La donna avrebbe incaricato il fidanzatino della figlia di ritrarre con una macchina fotografica digitale gli incontri tra lei e l'amante: gli scatti risalivano all'aprile 2008. Sarebbe stato in quell'occasione che i due si erano incontrati dopo l'episodio del 2006, secondo la versione di lui. Successivamente, il ragazzino - d'accordo con la donna - avrebbe più volte telefonato al professionista chiedendo i 6mila euro: «Altrimenti mandiamo le foto a tua moglie».

L'uomo aveva però raccontato tutto ai carabinieri ed era stato fissato l'appuntamento-trappola. C'era solamente il ragazzino, mentre la donna era stata rintracciata poco dopo, perché si era allontanata. Entrambi arrestati, erano tornati liberi dopo la convalida, lei soltanto con un obbligo di dimora, misura ritenuta sufficiente per evitare la reiterazione del reato. La donna aveva detto al giudice che tutto ciò che aveva fatto era dettato dalla sua volontà di riprendere al relazione sentimentale che l'uomo invece avrebbe voluto troncare. E anche dalla sua disperazione economica. Insomma, un ricatto sentimentale. Rispondendo alle domande del giudice Mammone, che ne aveva convalidato l'arresto, la donna aveva anche raccontato che aveva ricevuto quei 10mila euro a titolo di risarcimento del danno causato dalla prestazione professionale dell'uomo e non per una minaccia di rivelazione di un abuso della professione.

Il magistrato aveva ritenuto «moralmente spregevole» la condotta della donna ma non se l'era sentita di giustificare fino in fondo l'uomo. Secondo quanto già emerso all'epoca dei fatti, le foto sequestrate non avrebbero contenuto nulla di particolarmente compromettente: il professionista e l'amante vi erano ritratti mentre erano seduti in auto. Ma è certo che anche la sola visione di quegli scatti avrebbe potuto scatenare la curiosità legittima della moglie. Il sostituto procuratore Fabio Maria Gliozzi aveva chiuso le indagini già nel febbraio 2009. Adesso il procedimento giunge all'udienza preliminare: il dottor Molino deve decidere se mandare a giudizio i presunti artefici del ricatto diabolico, come richiesto dall'accusa.

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