Il Tirreno

Grosseto

Bar Tripoli, 100 anni di lavoro e passione tutti targati Bersotti

Pierluigi Sposato

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 CALDANA. Cento anni di vita. Tutti nelle mani di una stessa famiglia. Quattro generazioni che si sono avvicendate nella gestione, che hanno intrecciato il loro nome con quelli dei loro compaesani, che hanno assistito alle trasformazioni della società.  Che l'hanno vista crescere e che sono cresciuti con essa. Oggi, il Bar Tripoli di Caldana compie cento anni.  Tutti passati attraverso le braccia e il sudore di un'unica famiglia, i Bersotti, da Elvidio ad Antuino, da Paolo a Licia, Marco e Paola. Un record, il secolo di vita. E un record anche la gestione da parte di una stessa famiglia. I Bersotti si sono tramandati di padre in figlio la passione per questo mestiere, le conoscenze, i segreti.  Aprile 1911. L'Italia è in guerra con la Libia. Situazioni diverse da quelle odierne ma gli scenari sono gli stessi. E il nome di Tripoli, così affascinante ed evocativo nella tumultuosa Italia che vuole cavalcare l'onda dell'imperialismo europeo, cattura anche l'attenzione di Elvidio. Che apre al civico 2 di via IV Novembre - nello stesso stabile dove è ancora oggi - un punto di ristoro che diventa anche il punto di ritrovo del paese. Non ci sono documenti a testimoniare il giorno esatto ma gli anziani di Caldana non hanno dubbi: era il 9 aprile. Quello è il primo bar del paese; negli anni successivi se ne aggiungeranno altri, seguendo le esigenze di una popolazione aumentata anche e soprattutto in virtù dell'attività estrattiva che ha segnato, nel bene e nel male, la storia e il territorio delle colline gavorranesi. Ma quello di Elvidio ha il primato. Doveva essere un esercizio molto diverso da quello di oggi. Probabilmente vendeva di tutto, secondo le licenze dell'epoca. Mezza osteria, mezzo tabacchi. Una veranda, una terrazza. È stato anche latteria, dicono in paese, e chi ha la memoria buona ricorda anche che era l'unico posto nei dintorni dove i grandi potevano comprare le sigarette sciolte, oltre che i bambini le caramelle.  Chissà cosa spinge Elvidio Bersotti ad aprire l'esercizio e chissà quali aspettative ha. Però gli affari vanno bene. Il bar lavora, la popolazione del paese cresce. C'è bisogno di un bar. Elvidio mette al lavoro i tre figli: Antuino, Tonino e Dina. Sono loro che portano avanti il locale, lo migliorano, lo adattano alle esigenze dei tempi. Il paese è in fermento: le miniere lavorano, a Caldana si organizza addirittura un carnevale, ogni settimana si tiene il mercato. C'è traffico. Per i Bersotti è un impegno irrinunciabile.  Lo è anche per i figli di Antuino, Piero e Paolo, che sin da giovani respirano l'atmosfera del contatto con il pubblico. È passata da poco la Seconda guerra mondiale. La società sta cambiando di nuovo. Piero trova poi un impiego alla Posta e segue la sua strada. Paolo invece resta dietro al bancone. Tutto il giorno. Il bar diventa la sua vita. E la sua casa. E comunque è difficile staccare, visto che l'abitazione è al piano di sopra... Ai tempi d'oro, Paolo apre alle 6,30 e chiude a mezzanotte: c'è sempre gente in giro e poi i Bersotti sentono la responsabilità di dover fornire un servizio alla popolazione. Un sacrificio, è vero. Ma Paolo lo affronta con il sorriso sulle labbra, aiutato dalla moglie Licia. Arrivano poi i figli e Paola e Marco imparano anche loro la dura bellezza di un lavoro senza orario. Sono loro, ormai grandi, a prendere in mano il bar, prima affiancando il padre, poi sostituendolo. Sei anni fa un intervento di ristrutturazione cambia necessariamente il volto interno del bar Tripoli, lasciando bene in vista tuttavia le caratteristiche volte dei soffitti. Cambia l'ambiente, cambiano anche le abitudini: la gente ormai si ritira presto a casa, è difficile trovare qualcuno in giro dopo cena, non c'è più bisogno di restare aperti fino a tardi. Ma l'aria che si respira dentro al bar Tripoli non cambia. E non cambia nemmeno il nome, proprio nel rispetto del fondatore che volle dedicare la propria impresa a quella che l'Italia stava affrontando un secolo fa muovendo guerra alla Libia.  Dopo una vita trascorsa dietro al bancone, Paolo Bersotti il 20 gennaio scorso muore, a 70 anni. Non è riuscito a vedere il compleanno numero cento del bar che è stato suo, di suo padre e di suo nonno e che adesso è di sua moglie e dei suoi figli. La sua morte è una ferita troppo recente per chi è rimasto. Celebrare il secolo potrebbe sembrare un oltraggio alla sua memoria. Ma invece a Caldana tutti incoraggiano i familiari a celebrare l'evento, proprio nel rispetto di chi questo bar lo ha fondato e portato avanti. E così i Bersotti si convincono che anche una piccola festa è un modo per ricordare Paolo, Antuino, Elvidio e tutti coloro che hanno permesso di tagliare un invidiabile traguardo. A Caldana oggi è festa per tutti.

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