Il Tirreno

Grosseto

Parte il salvataggio del sito medievale Obbrobrio demolito

Fiora Bonelli
Parte il salvataggio del sito medievale Obbrobrio demolito

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 ARCIDOSSO. Due buone notizie per il look di Arcidosso da parte dell'Amministraizone comunale. E scatta una proposta di valorizzazione e un appello da parte di un privato cittadino, per salvare un sito medievale. Sta per essere demolito, dal comune di Arcidosso, il brutto fabbricato pericolante ubicato lungo la via che conduce dal centro storico alla chiesa della Madonna Incoronata ed è in corso di realizzazione la strada per la zona artigianale che dovrebbe risolvere i noti problemi di accesso al sito.  Una zona fondamentale, quella dell'Incoronata, collegata, un tempo, al centro storico arcidossino da un ponte medievale oggi interrato. Zona che in molti vedrebbero di buon grado come uno degli ingressi storici al paese.  Lo fa presente Alessandro Bramerini, un cultore di storia e di immagini d'epoca di Arcidosso, il quale propone un'idea, rispolverando un vecchio progetto che doveva dare ad Arcidosso un nuovo biglietto da visita: «Va dato atto all'amministrazione arcidossina - afferma Bramerini - di aver intrapreso la strada giusta, con l'attenzione riservata al sito della Madonna e mi auguro che sia l'inizio della riqualificazione della zona che dovrebbe concretizzarsi, prima di tutto, con il recupero del ponte medievale che fu interrato alcuni anni fa e far diventare il viale che collega il Santuario dell'Incoronata a Via Talassese uno degli ingressi principali e più scenografici di Arcidosso con la realizzazione delle seguenti opere: prima di tutto - sottolinea Bramerini - il recupero del ponte medievale sul torrente Arcidosso, interrato in tempi recenti, importante dal punto di vista storico architettonico, inserendolo al centro di un'ampia area adibita a giardini, parcheggi, come previsto nel progetto presentato a suo tempo da Giorgio Fatarella e Nello Nanni. Rimozione delle opere abusive che deturpano l'ingresso al paese, come le baracche in lamiera, i depositi improvvisati, le discariche di materiali».  La lista che propone Bramerini è lunga e comprende anche la rimozione dei pini lungo il viale che collega il santuario con l'ingresso al centro storico, e l loro sostituzione con alberi di prunus. E a proposito di alberi, nell'idea di Bramerini c'è la sistemazione e il diradamento degli alberi lungo la fratta e la realizzazione di un sentiero pedonale che costeggia le mura con relativa illuminazione.  Ma a Bramerini preme, in modo particolarissimo, che qualcuno "salvi" la vecchia ferriera medievale situata nelle immediate vicinanze della strada provinciale che da Arcidosso porta a Castel del Piano, in quella che nel medioevo era una zona in cui sorgevano numerosi mulini, ferriere e strutture per la lavorazione dei metalli. Unica ferriera medievale rimasta nel comune di Arcidosso e nell'intera Amiata, annota Bramerini. L'opera, interamente realizzata con parametro murario a filarotto in bozze di trachite locale, porta sulla facciata, ancora visibile, uno stemma dipinto, probabilmente dei Giovannini, ai quali la struttura appartenne per lungo tempo.  Compare per la prima volta in documenti scritti dopo la caduta di Arcidosso ad opera di Guido Riccio da Fogliano avvenuta nel 1331. Negli atti redatti l'anno successivo, l'edificio viene citato come ferriera e successivamente fu trasformato in mulino. Attualmente, osserva Bramerini, «versa in stato di totale abbandono; la copertura è completamente crollata, all'interno sono addirittura nati degli alberi. Bisogna impedire che cada in rovina».

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