Il Tirreno

Grosseto

Picchiato a 15 anni per la fidanzatina

Francesca Gori
Picchiato a 15 anni per la fidanzatina

Mamme esasperate: raccolta di firme contro la violenza

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 GROSSETO. La mamma di Attilio è stata la prima ad alzare la testa. Suo figlio era stato pestato a sangue, in centro. La mamma di un altro ragazzino, invece, ha decido di raccogliere le firme di altre donne e mamme come lei che ogni sabato sera devono combattere la paura di vedersi tornare a casa i figli con un occhio nero. Perché anche il suo ha preso le botte.  Le firme sono arrivate dritte sulla scrivania della presidente della circoscrizione Centro Concetta Relli. La richiesta delle mamme, che in più di quaranta in due giorni hanno messo il loro nome su quei fogli, è chiara: più controlli e più sicurezza. Perché le mani, nei sabati sera della movida grossetana, in quella striscia di strada che va dal Corso a piazza della Palma, si alzano troppo in fretta. Come troppo in fretta, spesso, si butta giù uno shortino dietro l'altro. Perché l'alcol, nei locali del centro, quelli frequentati dai ragazzini, costa davvero poco. Alcol che fa passare la paura.  Il quindicenne, due sabati fa era in centro con la sua fidanzatina. Una coetanea contesa da un sedicenne. Quando il ragazzo è arrivato davanti al locale, in via Montanara, e ha trovato la ragazzina in compagnia del fidanzatino, di shortini ne aveva già bevuti più d'uno. Lo ha gettato per terra, e ha sferrato al quindicenne due calci al torace. A dividerli è stata una compagna di scuola del ragazzo. Un'adolescente di quasi un metro e ottanta che ha avuto il coraggio di sfidare e mettere in fuga il bulletto.  «Mio figlio aveva anche paura a raccontarmelo - dice Cristina - e parlando con le altre mamme, la situazione è uguale per tutte. I nostri figli questi episodi evitano di raccontarli». Cristina invece sabato è andata al campo di calcio a vedere la partita. In campo c'era sui figlio, in tribuna le mamme dei suoi amici. Ha raccontato loro quell'episodio e ha cominciato a raccogliere le firme. «Cerchiamo di dare anche pochi soldi ai nostri figli quando escono - dice - ma come si fa, se con cinque euro puoi bere tre shortini e con la stessa cifra invece non ci mangi nemmeno una pizza con una coca cola».  Domenica mattina, le vie del centro si sono svegliate come ogni settimana. Bicchieri per terra, vetri di bottiglie e qualche fioriera rotta.  «Mio figlio aveva paura di raccontarmi quello che era successo - dice - e non ha voluto assolutamente denunciare il suo coetaneo. Non voleva nemmeno che lo dicessi alle altre mamme. I ragazzi sono impauriti: per un nulla si alzano le mani». E la colpa, quasi sempre, è dei fiumi di alcol bevuti dai ragazzini. Che, anche se minorenni, hanno trovato un sistema per aggirare l'ostacolo del limite d'età per consumare al bar. Un espediente semplice. «Si fanno prestare la carta d'identità dagli amici più grandi - aggiunge - e con quella bevono tutto quello che vogliono». Ora, quelle quarantacinque firme, che sono destinate a crescere, saranno utilizzate per chiedere maggiori controlli in centro, ma anche la trasformazione della bozza presentata da Concetta Relli al sindaco Bonifazi in un'ordinanza. Una norma che preveda uguali responsabilità per i genitori e per i gestori dei locali quando i ragazzi alzano un po' troppo il gomito.

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