Nel convento dimenticato tra bivacchi e vandalismi «Ora lo salvi chi può»
Fiora Bonelli
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CONVENTO DELLA SELVA Due immagini dellabbandono in cui versa la struttura dove nel 1846 soggiornò Leopoldo II Granduca di Toscana Soggiorno del Granduca e centro delle tradizioni popolari L'associazione della Selva denuncia lo stato di abbandono
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ARCIDOSSO. Il Convento della Selva abbandonato a sé stesso e luogo di bivacchi e vandalismi. Un gioiello architettonico di eccellenza della campagna amiatina, caro agli appassionati di arte e di tradizioni popolari (vi si conserva la testa del drago ucciso dal conte Sforza) e oggi abbandonato e trascurato. Vetri piombati e decorati in frantumi, porte aperte nei locali adiacenti alla chiesa, altre divelte, finestre che danno sul chiostro spalancate, tracce di bivacchi. L'associazione della Selva che da tempo segue con trepidazione e iniziative varie il destino del complesso conventuale, torna a segnalare lo stato di assoluto e visibile degrado del sito, lanciando un appello a istituzioni religiose o laiche e agli stessi cittadini. Il presidente dell'associazione Luciano Tortelli, che ha scattato una serie di foto che testimoniano la situazione, è sul piede di guerra: «Pensavamo - dice - di aver risolto la maggior parte dei problemi. Ricordo quello dei cassonetti posizionati davanti al convento e stracolmi di sporcizia e che dopo la nostra denuncia furono rimossi. Ricordo la teca che abbiamo fatto costruire come associazione per proteggere la testa del drago che adesso è al sicuro. Ma ora siamo da capo. Il convento della Selva ha subito un'accelerazione del degrado in questi ultimi mesi, vittima di intrusioni vandaliche sempre più frequenti: i resti di bivacchi che si consumano qui sono sotto gli occhi di tutti. Ed è un peccato, una specie di profanazione, perché all'interno di una di quelle stanze soggiornò, come attesta la lapide, anche Leopoldo II granduca di Toscana il 14 maggio 1846». Oltre alle condizioni trasandate di quello che fu uno dei più ricchi e autorevoli conventi del Monte Amiata, Tortelli è colpito «sopratutto dal disinteresse di chi è chiamato a risponderne. Bisognerebbe - afferma il presidente - che il parroco e i superiori della diocesi di Pitigliano venissero a toccare con mano questa situazione. Vorremmo anche chiedere una mano alla popolazione, all'amministrazione. Noi, come associazione lo scorso anno avevamo inviato le cartoline al Fai per indicare e eventualmente riuscire a portare all'attenzione pubblica la nostra emergenza, ma evidentemente ci sono monumenti più importanti e più degradati del nostro di cui occuparsi. Dunque - conclude Tortelli - a questo punto dobbiamo fare qualcosa con le nostre forze, pur sapendo che sono modestissime. Ma non possiamo non denunciare questo abbandono che offende la coscienze di ciascuno di noi. Forse la via è unire le forze ecclesiatiche e laiche e decidere come operare per salvare. Ma bisogna fare presto».
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