Sola, con una bimba di 28 mesi, ha perso il lavoro e non ha un tetto
«Una casa per me e mia figlia» La disperazione di una madre
Lorenzo Santorelli
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DISPERATA Monica Pinna 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. «Mi vergogno a dirlo ma ho una settimana di tempo per trovare casa, altrimenti finisco per strada con mia figlia di due anni». Un appello disperato e gli occhi umidi sono le uniche crepe nel contegno marmoreo di Monica Pinna. Nemmeno una lacrima imperla il viso di questa madre, nata in Sardegna trentotto anni fa ma da venti residente a Grosseto, quando racconta come si è ritrovata a dover mantenere sua figlia di ventotto mesi da sola, senza un lavoro e tra poco anche senza un tetto sotto cui vivere. «Fin dalla nascita di nostra figlia c'erano stati problemi con il mio compagno che, da più di un anno, è andato via da casa. I miei genitori vivono in Sardegna, sono pensionati ed hanno il mutuo da pagare. Non hanno la possibilità di aiutarmi né di ospitarmi a casa loro». Finita la relazione nel 2008, Monica è stata inserita nelle liste dell'emergenza abitativa. Quando aveva le chiavi in mano, un riavvicinamento con l'ex compagno le ha fatto rifiutare la casa per tornare a convivere. «Dopo pochi mesi la situazione è precipitata. Lo so, è stato un errore, ma non voglio che a pagare sia mia figlia». Monica viene reinserita in graduatoria anche l'anno successivo, ma in una posizione che dopo sei mesi non le aveva ancora permesso di ottenere una casa. «Facevo lavoretti saltuari, alcuni conoscenti mi hanno ospitata e mia figlia per un anno è anche andata all'asilo. Dopo un po' però non riuscivo più ad andare avanti. Sono tornata in Sardegna, ero disperata. Pensavo di rimanere lì per sempre». Invece i genitori non riescono a mantenerla, il lavoro stabile non arriva e Monica, due mesi fa, è costretta a tornare con la figlia nuovamente a Grosseto. Questa volta ospite di un'amica. «La casa è piccola e dormiamo in tre nello stesso letto. Non finirò mai di ringraziarla». Ma tra una settimana i genitori dell'amica si trasferiscono in quella casa e per lei non ci sarà più posto. «L'unica alternativa è vivere in strada. Gli assistenti sociali mi hanno chiesto dove andrò, non sanno nemmeno loro dove sistemarmi». Monica non vuole l'elemosina, «ho lavorato di nascosto persino quando ero incinta», bensì un lavoro ed un posto per lei e sua figlia. «A quel punto sarei ben felice di pagare un affitto e un asilo privato, dato che in quello pubblico fino a luglio non possono prendersi la mia bambina. Però al momento non posso permettermeli e ho bisogno di una casa». Per la terza volta ha fatto richiesta all'emergenza abitativa ma il tempo stringe e «prima di far dormire mia figlia in strada, preferisco incatenarmi davanti al Comune».
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