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Il salvataggio della Mabro nelle mani di Barontini il collegio ha già scelto
Francesca Gori
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LOCCUPAZIONE DELLEX MABRO. Le dipendenti sono rimaste in fabbrica organizzate in turni per presidiare lo stabilimento. Domani il pratese Barontini sarà a Grosseto. Intanto rispuntano anche i coreani 3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. La prima notte in fabbrica è passata tra sogni e speranze. Hanno dormito poco le vestaglie azzurre rimaste a presidiare l'ex Mabro. Una pizza tutte insieme, "Lei e lui" di Andrea De Carlo da leggere, ma senza troppa attenzione e convinzione, una partita a carte. E tante chiacchiere e ragionamenti. Sul futuro, sui prossimi giorni che segneranno il destino dell'azienda di abbigliamento alle porte della città. Un futuro che però sembra essere già stato scritto. Il liquidatore Milanesio e il collegio la loro scelta l'hanno già fatta. Ma il nome di chi salverà l'ex Mabro, non è ancora stato ufficializzato, anche se tutto fa pensare al pratese Andrea Barontini. Ieri mattina le cinque donne rimaste a dormire in azienda sono state svegliate da un loro collega. Lui ha scelto di passare la notte a casa, con la moglie e i figli. Ma il pensiero per le compagne chiuse al freddo in fabbrica c'era. E ieri mattina si è materializzato sulla porta dell'ex Mabro con un vassoio di paste e con il caffè e il cappuccino caldo per quelle donne che hanno scelto di non lasciare il posto di lavoro nonostante di lavoro ne sia rimasto ben poco. Ieri sera, un altro appuntamento. Con una bella grigliata di carne. Fino a martedì tutto resterà così. Lunedì mattina si ricomincia a lavorare. C'è ben poco da fare, ora, nel capannone dove le vestaglie azzurre tagliano e cuciono. C'è soltanto da stirare gli ultimi capi di Louis Vuitton, da finire qualche paia di pantaloni. Lunedì il commissario dei liquidatori Marco Milanesio vorrebbe presentare il concordato. Ma forse l'atto arriverà in tribunale martedì, perché manca ancora qualche foglio da firmare per perfezionare la pratica. Intanto l'imprenditore pratese Andrea Barontini, lunedì sarà a Grosseto. Che sia lui a rilevare l'ex Mabro, sembra ormai cosa certa anche se, come conviene in questi casi, il condizionale resta d'obbligo. Manca la firma. Manca però soltanto quella, perchè tutte le mosse che l'imprenditore pratese ha fatto negli ultimi giorni sembrano disegnare un quadro abbastanza chiaro della conclusione della vicenda. Il piano industriale presentato in un primo momento è stato migliorato. C'è l'intenzione di acquistare il capannone, probabilmente coinvolgendo nell'operazione anche un imprenditore grossetano pronto a investire nel mattone e soprattutto c'è un miglioramento del livello occupazionale. Si continua a ragionare sui numeri. Ma pare che dall'ipotesi iniziale, quella che prevedeva una settantina di dipendenti subito al lavoro, si sia già passati ad un piano che dà qualche garanzia in più. In tre mesi, il livello occupazione dovrebbe assestarsi intorno ai 120 dipendenti per poi continuare a salire via via che il fatturato crescerà. In più, sarebbero anche rispuntati i coreani, con il loro impero da sette miliardi di capi all'anno, pronti a commissionare alla Mabro la realizzazione delle loro collezioni.
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