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Ma che fine farà il "palazzone" di via Cairoli?
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FUTURO INCERTO Lattuale sede della Cciaa in via Ricasoli Già nel 2002 Antichi ne invocava la demolizione. Ora si punta a ridimensionarlo
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GROSSETO. «Una volta fatta la nuova sede, dovremo riflettere sul futuro di quella attuale». Il presidente Gianni Lamioni non sa con certezza cosa sarà del contestato edificio di via Cairoli, ma sa per certo che la Camera di commercio non intende tenerselo, magari come sede di rappresentanza. «Non servirà - dice - una volta che avremo la nuova sede». Dunque l'ipotesi più probabile è che l'attuale sede sia immessa sul mercato e non è detto che per farlo debba cambiare la propria destinazione d'uso, perché «in una posizione così centrale - dice Lamioni - è comunque appetibile anche con funzione direzionale» e dunque uffici. E una volta liberata la vecchia sede, si riproporrà la questione della sua demolizione. Una proposta lanciata già nel settembre del 2002 dall'allora sindaco Alessandro Antichi, che scatenò un acceso dibattito. Quell'immobile, infatti, si inserisce in un contesto urbanistico particolare, che potrebbe trovare una sua valorizzazione proprio dalla demolizione dell'edificio e dalla ricostruzione con volumi ridotti. In fondo era proprio questa la strategia perseguita quando, per valorizzare i fondi del Campo Fiere, fu consentito alla Camera di commercio aumentare le volumetrie lì previste, sottraendole proprio dalla sede di via Cairoli, destinata ad esser demolita e ricostruita. La questione centrale, da un punto di vista estetico, è di ridare visibilità a uno dei più antichi monumenti della città, l'abside della chiesa di San Pietro al Corso che resta "affogato" dalla mole dell'attuale sede dell'ente camerale. In passato si ipotizzò addirittura di tirare giù tutto e farci una una piazza. Ora, spiega lo stesso sindaco Bonifazi, l'obiettivo è abbassare l'altezza del palazzo. E.P.
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