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Barontini spinge l'acceleratore sul marchio
Fra.Go.
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IMPRENDITORE. Andrea Barontini Una rete di distribuzione all'estero nel piano industriale dei pratesi
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GROSSETO. Ormai è un testa a testa. Che sarà vinto da chi fornirà maggiori garanzie ai lavoratori e un piano industriale serio. Un testa a testa tra le due imprese che si sono fatte avanti per rilanciare la fabbrica delle vestaglie azzurre. Ma c'è anche l'ottimismo di Marco Milanesio, il liquidatore, che ieri dopo l'assemblea in fabbrica è andato a Prato ad incontrare Andrea Barontini. «Siamo riusciti ad ottenere qualcosa in più - dice - ma non ne parliamo fintanto che non sarà messo nero su bianco». Perché si sa, le parole volano. E in questi giorni nessuno, in questa trattativa, può permettersi di sbagliare. Il gruppo guidato dall'imprenditore pratese Andrea Barontini, la bozza di piano industriale l'ha presentata. Una bozza che parla soprattutto del rilancio dell'azienda, attraverso una rete di commercializzazione che prevederebbe una partnership con canali già avviati. E costi ridotti al minimo. E che guarderebbe anche all'estero. Diverso quello di Gpa, che sia affida già alla grande distribuzione organizzata. Non cambia il numero dei dipendenti per la fase di rilancio. Barontini, nella bozza di piano industriale non ha contato (o almeno non ha scritto) il numero dei dipendenti. Ha messo nero su bianco le previsioni di fatturato. Facile quindi, partire da quei numeri per fare due calcoli. Il costo del personale dovrebbe pesare sulla nuova Mabro due milioni e 900mila euro il primo anno, 3 milioni e 750mila euro il secondo, 4 milioni e 400mila euro il terzo. Un terzo di quello che costa oggi mantenere i 250 dipendenti di Royal Tuscany. D'altra parte, la base di partenza è la stessa per le due aziende. Sei milioni di euro di fatturato contro i 18 di tre anni fa. Le parole magiche, anche per l'imprenditore pratese, sono riduzione dei costi e incremento dei ricavi. Anche in questo caso, per abbattere i costi dell'azienda e per recuperare economicità nella gestione Barontini prevede di fare ricorso agli ammortizzatori sociali. E di dare una sforbiciata alle collaborazioni. Il costo del lavoro, quando l'azienda sarà a regime, non potrà comunque superare il 40% del fatturato. E per fare questo, Baronti ha studiato un'altra formula. Ripartire dalla prima linea di abbigliamento, puntare sul prodotto sartoriale che dovrà essere realizzato nello stabilimento di Grosseto. La seconda linea invece, in un secondo momento, sarà ripresa. Ma fuori dal capannone di via Senese. E aumentare di pari passo i volumi in lavorazione conto terzi cercando nuovi contratti di licenza e distribuzione. Ma anche proseguire nell'attività di façon solo nei confronti di committenti di alta gamma e prestigio. E poi c'è la spinta al rilancio, o al lancio vero e proprio, del marchio Mabro. Un marchio che è sinonimo di qualità e che merita di essere conosciuto anche all'estero. Infatti, Barontini ha in corso alcune trattative con possibili investitori stranieri. Un Fondo con ampie possibilità finanziarie che dispongono di una capillare rete di punti vendita all'estero interessati ad una partnership con la società per rilanciare il marchio.
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