Spuntano nomi illustri e camere dalbergo affittate per rappresentanti e tecnici
Due milioni di euro di debiti in città
Francesca Gori
Tessuti, bottoni e ristoranti da pagare nella lista dei creditori
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GROSSETO. Più di due milioni di euro che mancano all'appello. Soldi che Royal Tuscany non ha pagato a tanti fornitori sparsi in tutta la provincia. Tra i creditori che dovranno dire sì al concordato preventivo ci sono tante aziende di Grosseto. Piccole imprese tessili, fornitori, ma anche ristoranti, alberghi, benzinai e agenzie di viaggi. Il sindaco Emilio Bonifazi, i creditori di Royal Tuscany li ha chiamati tutti, uno per uno. Per cercare di fermare le richieste di pignoramento che potevano cominciare ad arrivare nei mesi scorsi. Bonifazi c'è riuscito. Nessuno, in città, ha presentato istanza. Una toppa, un modo per permettere al liquidatore, Marco Milanesio, di preparare con meno fretta la bozza del concordato. Sarà quella la sede nella quale anche i grossetani sapranno quanto potranno riscuotere. Una percentuale di quello che manca all'appello, certo. Una percentuale che sarà stabilita dall'azienda in liquidazione e che potrà essere o non essere accettata dai creditori. Il totale dei debiti totalizzati in città e provincia da Royal Tuscany supera i 2 milioni di euro, anche se nella lista dei creditori risulta anche quello che sarebbe dovuto essere versato a Mabro spa. Quel milione e 871mila 620,37 euro che Royal Tuscany stava pagando, prima della messa in liquidazione, a Equitalia Gerit e che era diventato un caso dopo il fallimento della società di Favilli, Benassi e Bosco. Perché proprio in quell'occasione, dal tribunale partì un'ingiunzione di pagamento per due milioni di euro. Ingiunzione contro la quale è stato presentato ricorso. Cena e dopocena. Nonostante le voci sulla gestione dell'azienda da parte di Filippo Invitti prima e Aldo Invitti poi, che si siano rincorse, almeno a tavola i dirigenti dell'ex Mabro sono stati morigerati. Al ristorante Canapone, sotto le logge di piazza Dante, il conto da pagare è di appena 330 euro. Peggio è andata ai gestori della trattoria La Parolaccia di Roselle, dove sono stati serviti gustosi piatti e stappate bottiglie per un totale di 1.533 euro. Anche le camere prenotate e non pagate hanno una particina nella lista dei creditori grossetani. All'hotel Airone, dove le stanze erano state affittate per ospitare, tra gli altri, anche i tecnici di Louis Vuitton, il conto è di 11.826 euro, mentre al Granduca si scende a 220 euro e al Bastiani a 228 euro. Più salato il conto da pagare all'hotel Lorenzo il Magnifico di Firenze. Qui, la ricevuta da staccare è di 5.668 euro. Viaggio all'estero. Era scritto nel piano industriale di Royal Tuscany. I capi realizzati nell'azienda di via Senese dovevano avere una vetrina internazionale. A Mosca, ma anche a New York e a Londra. Fornitori, anche in questo caso. Da Sofia è arrivata all'azienda di via Senese una fornitura di bottoni per quasi 120mila euro, in Germania si sono acquistati qualche campione di filo, mentre alcuni tessuti arrivavano direttamente dalla Gran Bretagna. Tessile e marketing. Le due facce del piano industriale: realizzare capi di alta sartoria e venderli, anche all'estero. Ecco che nella lista dei creditori, oltre ad una miriade di piccole e medie imprese del distretto tessile pratese spuntano anche nomi di aziende eccellenti. Tessuti in cachemire di Loro Piana pesano sui debiti della Mabro oltre 170mila euro, il lanificio Fratelli Cerruti deve riscuotere più di 85mila euro. E poi c'è il gruppo Marzotto-Guabello-Marlane. Per i tessuti, qui ci sarebbe da pagare più di 190mila euro. Anche per pubblicità e marketing, di spese, ne sono state sostenute. C'è stata la sponsorizzazione del Genoa calcio, ma anche una campagna fotografica realizzata dall'agenzia milanese Blob creative group, che è costata quasi 50mila euro. E poi le consulenze. Quelle in città e quelle fuori, in Italia e all'estero. Ora che la bozza di concordato è pronta e i conti sono stati fatti, i creditori potranno finalmente capire chi e quanto potranno recuperare dei loro soldi.
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