Il Tirreno

Grosseto

Banca Toscana. Le motivazioni della sentenza per appropriazione indebita

«Direttore di banca condannato Si approfittava di persone anziane»

Pierluigi Sposato
<strong>BANCA TOSCANA</strong> A Massa Marittima
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BANCA TOSCANA A Massa Marittima

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MASSA MARITTIMA. È uno spaccato di vita di paese quello che il giudice disegna nelle motivazioni adesso depositate della sentenza che ha condannato l'allora direttore della banca a 1 anno per l'appropriazione indebita di 800 mila euro, denaro che gli era stato affidato dai clienti. Un mondo imperniato sul calcio, soprattutto. Un mondo, purtroppo, dai contorni illegali travolto nell'estate 2004 dallo scandalo che aveva finito per coinvolgere non solo il direttore della filiale della Banca Toscana ma anche coloro che si erano completamente rimessi nelle sue mani. Un sistema di cui Stefano Zeroni, 39 anni, di Firenze, è stato ritenuto responsabile.  Condotte illecite. «Nel biennio della sua direzione - scrive il giudice Giovanni Puliatti - Zeroni ha violato sistematicamente le regole bancarie e penali ponendo in essere una condotta truffaldina». Accendeva conti correnti fittizi sui quali sono stati operati più volte prelievi; formalizzava garanzie reali o personali all'insaputa dei soggetti apparentemente intestatari; concedeva finanziamenti mai chiesti; istruiva pratiche senza i documenti necessari; domiciliava la posta arbitrariamente o in modo fittizio per oscurare la movimentazione anomala dei flussi; riproduceva indebitamente certificati di deposito grazie a un terzo estraneo.  La prima vittima. Il caso era esploso il 3 agosto 2004 quando si era presentato l'allora presidente della Massetana, Sirio Panerati, chiedendo notizie sugli accrediti del ricavato di alcuni titoli di sua proprietà, scoprendo in quella circostanza che non erano liberi - come lui riteneva - ma impegnati a garanzia dell'esposizione debitoria della Massetana per 150 mila euro. Un fatto inedito e a lui sconosciuto, tanto che Panerati disconosceva le firme sui prelievi.  L'ispezione. La situazione era talmente esplosiva che Banca Toscana inviò gli ispettori. Ed emersero altri casi anomali. Come quello di un giovane che aveva aperto un conto nel luglio 2004 e che a novembre aveva uno scoperto di 31mila euro per un affidamento concesso dal direttore: «Questi aveva suggerito al padre di coinvolgere il figlio quale titolare dell'affidamento. Alle riserve del padre, Zeroni pare avesse suggerito di procedere all'insaputa del ragazzo e così era stato fatto».  Gli altri casi. Poi c'è l'artigiano che aveva mostrato agli ispettori alcuni moduli, da lui custoditi, simili a quelli utilizzati per i certificati di deposito «provenienti da un'operazione di scannerizzazione effettuata da Zeroni nella sua attività». E anche il caso di don Luigi Rossi, il parroco che si era visto contestare un ammanco di 20mila euro che negava di aver mai prelevato.  Indirizzi inesistenti. Singolare il caso del conto acceso dalla postazione del direttore a favore di un'anziana, con un indirizzo corrispondente a una via cittadina ma non adibita a insediamenti abitativi: la donna aveva spiegato di aver lasciato Massa Marittima due giorni prima dell'apertura del conto, «operazione peraltro da lei mai chiesta, come i prelievi ricostruiti e da lei mai effettuati».  Il fido per il negozio. Brutta sorpresa anche per un giovane calciatore della Massetana che aveva aperto un negozio di articoli sportivi e che si era rivolto a Zeroni per un piccolo fido: il giocatore «aveva disconosciuto non solo quelle operazioni ma anche i numerosi versamenti in contanti effettuati nel conto». Un altro addetto alla Massetana, un pensionato, si era invece trovato un passivo di 60mila euro e uno scoperto concesso fino a 50mila euro «assolutamente esorbitante per le sue possibilità e necessità».  La sfida. Tutto riconducibile a Zeroni che agiva «sovente in assoluto dispregio delle regole interne sulle operazioni bancarie, in contrasto con la normativa penale e a dispetto, spesso, dei parametri morali di rispetto e trasparenza che Zeroni era solito sfidare, coinvolgendo nelle discutibilissime manovre poste in essere persone anziane, sole o in difficoltà».  Il ruolo degli impiegati. Tutto riconducibile a lui perché gli impiegati «si limitavano a eseguire le operazioni loro indicate», anche se contravvenivano alle regole perché «agivano in assenza dei clienti». Insomma, Zeroni rivestiva «il ruolo di regista, di indiscusso referente che organizzava, gestiva e regolava l'attività della sede - scrive ancora il giudice - ponendo autonomamente in essere con assoluta disinvoltura continue discutibili operazioni condotte nell'assoluto dispregio delle regole e in assenza di opportuni riscontri». Da queste considerazioni la condanna, nei confronti della quale il difensore Bagattini ha proposto appello.

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