Il Tirreno

Grosseto

«Vedo una città pronta a sbocciare»

Guido Fiorini
<b>ARCHITETTO.</b> Giuseppe Chigiotti
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ARCHITETTO. Giuseppe Chigiotti

Centro vivo, commercio libero, recupero delle cubature esistenti

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 GROSSETO. Dalle Mura all'urbanistica, dal centro ai negozi, fino ad attraversare una città divisa in due, fra lo slancio verso una realtà proiettata al futuro e una visione conservatrice, arroccata su stessa e su polemiche sterili.  L'architetto Giuseppe Chigiotti è rimasto legato alla "sua" Grosseto. Vive e lavora fra Milano e Tokyo, dove sta ristrutturando l'ambasciata italiana, ma a Grosseto è nato e a pochi metri dalla Mura ha ancora il suo studio. «Questa città è come il mio presepe» dice «sono legato e amo viverla, almeno durante le feste. E poi molti dei miei lavori più recenti sono qui in Maremma».  Abituato a respirare e progettare le grandi città, vede Grosseto come un microcosmo pronto a vivere una nuova rivoluzione, se saprà cogliere le spinte di modernità che già sono presenti e non rimarrà chiusa in una visione conservatrice, non al passo con i tempi. «Questa città è cresciuta enormemente. Ebbe un primo impulso all'inizio del XX secolo, adesso è pronta per sbocciare di nuovo, il processo in un certo senso è simile. Però deve sapere accogliere le novità, i nuovi residenti, deve restituire al centro storico la sua funzione di cuore della vita. E poi non deve perdersi in polemiche sterili: dal degrado, alle mura, al commercio, all'urbanistica. Leggo molte cose che non mi piacciono e che disegnano Grosseto in modo negativo. Non sono assolutamente d'accordo».  Il centro e le mura. Il centro storico, per Chigiotti, non è solo quello dentro alle Mura. Ma va da porta Vecchia alla stazione: «Questo è il cuore della città. E va recuperato alla vita. Vedo con orrore che si costruisce ovunque in periferia, mangiando campagna. Si vuole far crescere l'aeroporto e lo si circonda di nuove costruzioni, una follia. Si pensa di fare case attorno al nuovo ospedale, altra idea senza senso. È una crescita irrazionale, mentre non si recuperano le decine e decine di palazzi che in parte sono vuoti o trasformati in uffici. Mi auguro che il nuovo regolamento urbanistico vada in questa direzione, per riportare la gente nel cuore della città invece che trasferirla nelle periferie che poi sono le "zone dell'infelicità". In questo contesto le Mura non devono essere una "barriera fisica", in qualche modo devono essere attraversate, "bucate", devono far parte dei percorsi della gente. Insomma, devono essere vissute. E perché lo siano, al di là della ristrutturazione, devono restare aperte e illuminate».  E bastione Maiano, con i lavori lasciati a metà? «Non entro nella questione perché avevo fino a poco tempo fa un incarico alla Soprintendenza dal quale mi sono dimesso per non essere in conflitto di interessi. Credo però che sia giusto ristrutturarlo. E anche che una caffetteria in vetro non faccia la differenza».  Il degrado. Per Chigiotti il centro di Grosseto non è degradato. «Ma quale degrado! non scherziamo. Sono altre le zone degradate. Certo la gente deve tornare a viverci volentieri, deve trovarci i servizi. Ma guai ad identificare qualche locale con la musica con il degrado. La maleducazione di gestori e clienti è cosa a sé, ma il centro non può essere una palla di vetro con la neve dentro. Va vissuto, di giorno e di notte».  Il commercio. Per chi è abituato a vivere in grandi città europee ed extraeuropee, pensare che ci sia chi vuole tenere i negozi chiusi per legge, è qualcosa di antistorico. E Chigiotti anche su questo è chiaro. «Sto assistendo a una battaglia di retroguardia che mette tristezza e rischia di frenare il progresso di Grosseto. Impensabile che un imprenditore pretenda che gli venga imposto di chiudere per legge, è una contraddizione in termini. Il mio studio lavora anche di notte. Lo abbiamo fatto il 26 dicembre. Avevamo esigenze di consegne. Ma i miei colleghi architetti non protestano mica, fanno le loro scelte. In una società liberale ognuno fa le proprie scelte, in qualunque settore».  E il centro commerciale? «Ci sono città che ne hanno dieci, anche in Italia. Eppure i centri storici sono attivi e lavorano. Sono clientele diverse, ci sono diversi motivi di attrazione. Chi opera nel centro storico, invece di autolimitarsi abbassando la serranda, sappia offrire qualcosa di meglio, qualcosa in più. Crei, inventi, proponga: anche questo è imprenditoria. Si trovino forme funzionali di aggregazione e promozione. E poi la clientela del centro commerciale viene da fuori città e parcheggia bene: si è pensato, ad esempio, a una navetta che porti la gente dal Casalone al centro? Magari in città arriverebbero persone nuove. Le realtà possono collaborare, farsi la guerra è una visione da secolo scorso».  La biblioteca. Anche sulla Chelliana Chigiotti ha da dire la sua. «Quel palazzo in centro è meraviglioso, ma le biblioteche sono cambiate. Se devono servire alcuni studiosi per le ricerche è una cosa, ma se devono servire il grande pubblico devono essere facilmente accessibili. E niente vieta di averle dislocate in più posti».

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