«A Natale salviamoci dal male»
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VESCOVO Da giugno alla guida della diocesi Il vescovo di Pitigliano: epoca del disincanto, servono piccole cose
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PITIGLIANO. Parla di cose piccole, di speranza, amore e stupore per bilanciare il periodo di instabilità che stiamo vivendo in troppi segmenti della nostra esistenza dove regnano disincanto e demoralizzazione. Il vescovo di Pitigliano Guglielmo Borghetti, al primo Natale nella diocesi, affida il suo pensiero a una lunga intervista nella quale traccia la strada per la salvezza. «Il Natale è festa della speranza. Per me è il primo Natale con voi, è il primo Natale come pastore di questa Chiesa stupenda e ricca di radici storiche e religiose, ricca di fulgidi esempi di vita cristiana compiuta, di santità. Dopo questi mesi passati a conoscervi nelle vostre comunità cristiane collocate nella montagna, nella pianura o sul mare dove sono stato accolto con calore ed affetto, mi sento emozionato». Il Natale, oggi, è ancora festa della speranza? «E' ancora festa di quella speranza che noi cristiani chiamiamo con un nome: Gesù Cristo, la speranza donata, la "speranza affidabile".Il Natale è ancora la riscoperta di quel Piccolo che ci è stato donato e davanti al quale si risvegliano in noi lo stupore e l'entusiasmo». Che senso ha festeggiare il Natale, festa della speranza, nell'epoca del disincanto e della demoralizzazione? «Ormai siamo figli del disincanto e della demoralizzazione; incapaci di stupore e di entusiasmo; a volte sembra che anche nella stessa Chiesa serpeggi disincanto e demoralizzazione. È tramontato il tempo delle grandi ideologie, è venuta meno l' illusione di vivere nel migliore dei mondi possibili, svanita la speranza in un futuro reso via via più prospero e sicuro dal progresso tecnico- scientifico, è finita la "cristianità" come tessuto di valori- collante del vivere comune. Ci sentiamo sempre più instabili e insicuri; i nostri punti di riferimento vacillano: lavoro, gestione della cosa pubblica, relazioni, senso della propria identità, strategie pastorali prima vincenti: tutto sembra provvisorio o a rischio di tracollo; la banalità trionfa e a volte assurge a ideale di vita per tanti nostri ragazzi e giovani». Che davvero non si stia andando verso il tempo del post consumismo? «Il risultato di tutto ciò spesso è l'apatia, la fuga nella realtà virtuale, l' anaffettività, la depressione. Mali dell'uomo contemporaneo postmoderno che sembra non riuscir più a provare autentiche emozioni, a stupirsi e ad infervorarsi, ad entusiasmarsi. Stupore ed entusiasmo: ingredienti essenziali per una cultura della speranza, della gratuità, dell'apertura agli altri, delle relazioni autentiche e vere, della solidarietà. Racconta Aristotele che un giorno fu chiesto a Pitagora quale fosse il compito degli uomini sulla terra; la sua risposta fu:'contemplare il cielo': l'al di la delle cose che si vedono nello spazio e nel tempo; ebbene il cielo si è reso visibile nel Piccolo di Betlemme: ricolmi di stupore e di entusiasmo diventiamo seminatori di speranza. Solo guardando il cielo si vive bene sulla terra. E lasciamoci stupire da quel Piccolo tante volte collocato nei nostri presepi casalinghi o parrocchiali; si, lo conosciamo bene quel Piccolo, sappiamo tante cose di Lui, ma forse lo abbiamo trasformato in un personaggio storico, in un'idea geniale di compiuta moralità, in un ricordo da rispolverare a Natale come le statuine del presepe odorose di vecchio muschio e un poco impolverate».
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