Dietro l'inceneritore una foresta di società I dubbi dei Verdi
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L’INCENERITORE di Scarlino Energia al Casone2 MINUTI DI LETTURA
SCARLINO. C'è una costellazione di società holding legate a Scarlinoenergia. È quanto sostengono i Verdi di Grosseto, che attraverso internet, sono andati a ricostruire gli assetti societari che stanno alla base dell'inceneritore di Scarlino. E fatta la la loro ricostruzione, gli ambientalisti storcono la bocca. «L'abbiamo fatto per capire la missione dell'azienda - si legge in una nota - e una volta trovato le collegate, le abbiamo seguite come Pollicino». La metafora fiabesca rende l'idea: i Verdi sono andati sul sito di Scarlino Energia e da lì, una briciola alla volta, hanno ricostruito lo schema societario dell'impianto. Ne sono venute fuori 18 pagine, visitabili sul loro sito (www.verdiprovinciagrosseto.blogspot.com). Un'inchiesta dettagliata, che mette in risalto le caratteristiche di queste società collegate a Scarlino Energia. Sono due gli aspetti che maggiormente accomunano queste sigle. Innanzitutto, come recita la nota, si tratta di «un impero di società, che solo per l'ambiente sono più di 50, una dentro le altre ma tutte votate alla missione rifiuti e all'incenerimeto». Un sistema che va, seguendo lo schema proposto, dalla formazione dei dipendenti alla certificazione degli impianti, dalla produzione della spazzatrice, alla progettazione, realizzazione e gestione degli inceneritori. Poi c'è un altro aspetto comune: quasi tutte operano attraverso holding. Un termine in voga, ma cosa significa? Una holding è una società finanziaria che ha quote di partecipazione in altre società in misura tale da poterne controllare la gestione. «Queste società dimostrano così una chiara visione economica del problema rifiuti e gestione degli stessi, finalizzata all'incenerimento, anche se dichiarano soprattutto di prendersi cura dell'ambiente». Stando alla ricerca condotta dai Verdi, «l'inceneritore è di proprietà degli azionisti di una holding che ci ha fatto risalire direttamente ad Unieco, La Castelnuovese Cooplat e Banca Monte dei Paschi di Siena e da queste quattro società ha trovato nei rappresentanti stessi gli esponenti di una mission di oltre cinquanta società, che vede anche un impero di holding operare e risolvere chiaramente il problema rifiuti con degli assetti industriali leciti ma rigidi e ben prestabiliti che non "possono" prevedere il cambiamento». Ma tutto questo fa parte del libero mercato e non c'è niente di anomalo. I Verdi, però, diffidano di questo "sistema": «Non può tenere conto della salute della gente, - dicono - delle emissioni sul territorio e allo stesso tempo non può cambiare la mission rifiuti, in quanto gli ingenti investimenti attuati a cascata attraverso le holding devono avere un ritorno economico per gli azionisti». E per questo promettono di non abbassare la guardia. «Gli utili delle società e le nomine che all'interno sono espresse dai partiti, saranno oggetto di indagini future».
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