Incidente. Loperaio folgorato nel febbraio 2006 mentre stava misurando le piante di cipresso
Morte di Filippo, chiesti i danni
◗
VITTIMA Filippo Pellegrini aveva 27 anni al momento dellincidente mortale Madre e sorella si rivolgono al Terzo: risarcimento da 700mila euro
2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Una richiesta di danni per 705 mila euro è arrivata in questi giorni all'azienda agricola Il Terzo spa di proprietà del Comune. Proviene dalla madre e dalla sorella di Filippo Pellegrini, l'operaio di 27 anni morto folgorato il 6 febbraio 2006 mentre lavorava misurando le piante di cipresso con un'asta di alluminio che aveva urtato i fili conduttori della linea eletrica. Una richiesta che, oltre alla società titolare dell'azienda vivaistica, è indirizzata all'ex presidente del cda Mario Lolini e all'ex direttore Luca Lucherini. Questi ultimi nel 2007 avevano patteggiato davanti al giudice dell'udienza preliminare 8 mesi (pena sospesa) per omicidio colposo. Secondo Maria Baneschi, la madre della vittima, e Margherita Pellegrini, la sorella, i due imputati sono da considerare civilmente responsabili della morte di Filippo proprio in virtù del patteggiamento. Le due donne chiedono di essere risarcite: 500 mila euro la madre, 205 mila euro la sorella, per danni non patrimoniali e biologici. Madre e sorella si sono rivolte agli avvocati Francesco Mussio e Claudia Rossi. I quali hanno anche sollecitato Il Terzo spa, Lolini e Lucherini a versare le somme entro una data ben precisa, il 15 gennaio 2011, prima di ricorrere alle vie giudiziarie. Somme che dovrebbero comunque essere coperte da assicurazione, esistente al momento dell'incidente. Nessun commento da Lolini, che è stato presidente del consiglio di amministrazione fino all'estate del 2006. Un Lolini che appare comunque visibilmente contrariato per la richiesta. Un fulmine a ciel sereno, visto che non vi sarebbero state avvisaglie di alcun genere e che, anzi, la madre e la sorella di Filippo non avrebbero mai promosso finora alcun genere di rivendicazione. L'azienda era stata tra l'altro vicina alla famiglia, sostenendola economicamente. Il Terzo torna così prepotentemente alla ribalta dopo i veleni dell'estate scorsa. L'azienda era stata messa in liquidazione (liquidatore il ragionier Enrico Domenichelli) e il sindaco Emilio Bonifazi, insieme agli assessori Anna Guidoni e Giuseppe Monaci, aveva presentato un dossier di risposta al centrodestra che lo aveva accusato di aver mandato in malora un gioiello. Una perizia affidata allo studio Agri che avrebbe evidenziato grossi problemi, anche di bilancio, già dal 2007 per l'azienda pubblica. Dati e dichiarazioni che avevano sollevato un'accesa polemica fra i due schieramenti, anche sulla destinazione del complesso. Lolini, in passato, aveva difeso l'operato proprio e dei suoi collaboratori portando le cifre della situazione debitoria. Diciassette i dipendenti, più il direttore, per i quali il futuro lavorativo non si preannuncia roseo, nonostante le forme di parziale garanzia poste nella delibera di cessione approvata a maggioranza giusto un anno fa. Nel febbraio scorso, la guardia di finanza aveva effettuato una perquisizione negli uffici del Terzo. P.S.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
