Il presidio
Periti, avvocati e teste in azienda per ricostruire lincidente in cui rimase ucciso Massimo Guidarini
Il tribunale in trasferta alla fornace
Francesca Gori
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LA FORNACE. Dove si è celebrata ludienza Morì schiacciato dal carrello, il giudice celebra l'udienza in fabbrica
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GROSSETO. Gino Brugi ha dovuto giurare a pochi centimetri da dove è morto il suo compagno di lavoro Massimo Guidarini. Tutta la verità, nient'altro che la verità. Nella pre-camera del forno dove venivano cotti i mattoni alla Sanlorenzo Laterizi. Il giudice Giovanni Puliatti, ieri mattina, ha deciso di celebrare un'udienza del processo direttamente in fabbrica. Sul muro della stanza che porta al forno il sangue di Massimo Guidarini non c'è più. Lavato via dal tempo. Ma negli occhi di Brugi si legge ancora, a distanza di oltre tre anni dalla morte del suo ex compagno. Brugi è stato il primo a correre alla fornace, quella notte. Era la notte di Pasqua, la notte che tutti passano in famiglia, la notte dei festeggiamenti. Massimo Guidarini era al lavoro, un turno di 24 ore, dalle cinque del mattino alle cinque del giorno successivo. Brugi invece era a casa. A poche centinaia di metri dalla fornace. Ha sentito il suono della sirena, dell'allarme. «L'allarme suonava spesso - ha risposto a domanda del giudice - ma poi viene spento da chi lavora. Quella notte ho capito che qualcosa era successo perché la sirena continuava a suonare, non si fermava». La ricostruzione fatta da Brugi, che sarà riascoltato insieme agli altri teste in udienza, è andata avanti per minuti che sono diventati lunghissimi. Davanti ai periti nominati dalla famiglia di Guidarini, a quelli del pm Salvatore Ferraro e a quelli dell'azienda (imputati per omicidio colposo sono Flora Nencini, amministratore unico della Sanlorenzo Laterizi, Luciano Serretti, direttore dello stabilimento e responsabile tecnico e Luigino Nalesso, responsabile esterno del servizio di prevenzione e protezione) e sotto gli occhi degli avvocati (Alessandro Risaliti e Luciano Giorgi, legali di Nalesso, Laura Formichini, legale di Serretti e Nencini, Lorenzo Mascagni, Francesca Bencini e Monica Bonomei per la parte civile), ieri mattina alla fornace è stata ripercorsa la dinamica dell'intero incidente. Il giudice ha voluto vedere con i propri occhi il movimento del carrello che trasportava i mattoni da cuocere, ha ascoltato la spiegazione dei tecnici sul funzionamento del quadro comandi, al piano superiore della fornace, ha cercato di capire come abbia fatto Guidarini a restare intrappolato e schiacciato. Le pareti della fornace ieri mattina brillavano delle luci dei puntatori laser per le misurazioni. Perché in aula le relazioni tecniche dei periti dovranno svelare cosa e perché quella notte non ha funzionato come doveva. Dovranno dire, a suon di misurazioni e millimetri, come abbia fatto Massimo Guidarini a restare schiacciato dal carrello che trasportava i mattoni, proprio all'imboccatura del forno. A raccontare il funzionamento della fornace è stato Luciano Serretti. Ma le parole pronunciate da Brugi, quelle parole che si inceppavano nel nodo alla gola di una ricostruzione che a distanza di tre anni e mezzo fanno ancora male sono quelle che ieri mattina rimbombavano nella fornace ormai spenta. «Lo abbiamo cercato a lungo - ha detto Brugi - abbiamo fatto il giro dello stabilimento. Con me c'era un altro dipendente. Abbiamo aperto la finestra della porta del forno. Abbiamo visto il suo cellulare e la torcia per terra». Due indizi che hanno fatto la prova. Quella della morte di un uomo di 44 anni, che ha lasciato una moglie e due figli.
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