Italia
Nel libro I vinti non dimenticano
Un ricercatore amiatino "aiuta" Giampaolo Pansa
Gabriele Baldanzi
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Giampaolo Pansa 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. C'è anche un pezzetto di storia della nostra provincia nell'ultimo libro di Giampaolo Pansa, "I vinti non dimenticano" (edizioni Rizzoli), uscito due settimane fa in tutta Italia. E c'è anche un pezzetto del nostro giornale, dal momento che viene citato Filippo Bardelli, il corrispondente del Tirreno da Arcidosso, autore di pubblicazioni di carattere storico. "I vinti non dimenticano" è una sorta di seguito de "Il sangue dei vinti", che tanto scalpore suscitò nell'ottobre 2003 per aver rivisitato la Resistenza e la guerra civile italiana. I passaggi che interessano Grosseto e l'Amiata sono nei primissimi capitoli, quando Pansa e Livia, l'immaginaria biblotecaria fiorentina che fa da spalla a questo libro, parlano dei bombardamenti alleati in Italia (capitolo 3 - Morire di bombe) e delle violenze dei marocchini sulla popolazione civile (capitolo 4 - Il marocchinato). Specie nel capitolo 3 si parla molto della nostra provincia, con riferimenti al bombardamento di Grosseto del 26 aprile 1943 e a quelli successivi di Porto Santo Stefano, Porto Ercole, Monte Argentario, Talamone, Follonica, Pitigliano e Arcidosso. Riguardo al bombardamento di Arcidosso del 10 giugno 1944, viene citato, scrive Pansa, «un buon libro di Filippo Bardelli dal titolo "Quando l'inferno cadde dal cielo", pubblicato dalle Edizioni Effigi di Arcidosso nel 2009». In due mezze pagine Pansa racconta dell'incursione americana su Arcidosso, riportando il dato di 110-120 morti, e soffermandosi a parlare anche di David Lazzaretti, che aveva profetizzato che "uccelli d'acciaio lanceranno pietre ferrigne". Nello stesso capitolo si cita anche il libro di Vito Guidoni, "Cronache grossetane. Settembre 1943-Giugno 1944", indicandole come fonte di Destra. Nel capitolo 4, infine, illustrando le malefatte dei marocchini in Toscana, si prende nuovamente spunto dal ibro di Bardelli e si spiega quanto accadde al loro arrivo ad Arcidosso.
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