Il Tirreno

Grosseto

Frido Rocchi (Udace) sollecita l’amministrazione comunale

«Le ciclabili in città non servono Meglio le piste per le frazioni»

«Le ciclabili in città non servono Meglio le piste per le frazioni»

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GROSSETO. «Ma quali ciclabili in città! Le piste devono servire per collegare il capoluogo alle frazioni». Così la pensa Frido Rocchi, 83 anni proprio ieri, uno che di due ruote se ne intende, visto che è delegato nazionale Udace, l'Unione degli amatori ciclismo europeo. «Ci occorrono piste ciclabili a grande respiro fuori dall'abitato che possano congiungere le frazioni - aggiunge - e non in città, che è ancora vivibile anche con le bici da passeggio, essendo le strade e i viali abbastanza grandi». Rocchi ricorda che la pista ciclabile Grosseto-Alberese via Trappola «è sempre rimasta sulla carta», che di quella Ospedale-Scavi di Roselle «ne esistono solo 2-3 km impraticabili, in quanto vicino alle abitazioni e occupata perennemente da auto. L'ultima nata - sottolinea in riferimento all'ultima inaugurazione - è un pericolo pubblico, con gli attraversamenti di sedi stradali intorno alla rotonda delle Quattro strade».  Rocchi prende a modello città padane o trentine da lui visitate «dove i ciclisti fanno da padroni», ricorda il fallimento della pista ciclabile un tempo installata in via Oberdan e conclude rimarcando che «noi amanti della bici ci accontentiamo di poco: ma visitare le frazioni di Alberese, Rispescia, Istia d'Ombrone, Roselle, Braccagni e le altre nei dintorni non è chiedere l'impossibile».

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