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«Schiavi del Coseca fino al 2050»
Alfredo Faetti
La denuncia dell'opposizione a Scarlino: il contratto non si può rescindere
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SCARLINO. L'opposizione di Scarlino si scaglia contro il nuovo statuto del Coseca. «Da adesso i comuni saranno costretti ad obbedire alla società». Il nodo della discordia è l'articolo 9 del nuovo documento, con il quale, secondo la lista La Rinascita di Scarlino che ha dato il là alla polemica, non prevede neanche il recesso del contratto per disservizio. Il capogruppo Silvia Vecci aveva obiettato contro questo statuto già il 30 settembre scorso, nel consiglio comunale in cui è stato ratificato. Alla base delle polemiche c'è, appunto, l'articolo 9 del documento; nuovo, rispetto allo statuto precedente nel quale era prevista la possibilità di rescissione del contratto. «Nell'articolo 9 dello statuto sarebbe citato il diritto di recesso» si legge in una nota della lista. E la scelta del condizionale non è casuale. «L'approvazione delle modifiche presentate dalla società Coseca - continua la nota - si traduce in un "matrimonio" indissolubile, nel quale la società sarà la parte più forte e i cittadini di Scarlino e il Comune dovranno prendere quello che verrà», senza poter fare opposizione. Questo statuto è stato approvato non soltanto da Scarlino, ma da tutti i comuni che fanno parte, come soci azionisti, del Coseca. Il problema, secondo l'opposizione, sta nel fatto che se un singolo comune vuole "staccarsi" dagli accordi presi non potrà farlo, in quanto parte di un gruppo di azionisti più ampio. «Le amministrazioni, essendo azionisti della società, - dicono quelli della Rinascita - hanno assunto un impegno con questo statuto, il cui termine è fissato per il 31 dicembre 2050. Per poterne uscire, nel caso in cui si manifesti la necessità, dovrebbero trovare una maggioranza all'interno del consiglio dei soci, altrimenti singolarmente non possono farlo». Quindi è impossibile cambiare gli accordi presi? No. C'è una serie di casi, previsti proprio dall'articolo 9 dello statuto, in cui si parla della recessione del contratto. Ma qui sorge un altro problema, secondo la Rinascita: nei casi previsti non ci sarebbe il recesso per disservizio. L'articolo in questione recita, infatti, che «hanno diritto di recedere i soci che non hanno concorso all'approvazione delle deliberazioni riguardanti: la modifica della clausola dell'oggetto sociale, quando consente un cambiamento significativo dell'attività della società; la trasformazione della società o la proroga della durata della stessa; il trasferimento della sede sociale; la revoca dello stato di liquidazione» ed altri ancora. «Non compare in alcun modo il diritto di recesso per eventuali disservizi» continua la Rinascita. E negli ultimi mesi si è parlato molto dei disservizi del Coseca a Scarlino e dintorni. Tanto, da far avanzare nei mesi scorsi la proposta di abbandonare il servizio Coseca, evocata dalla Rinascita e sposata da opposizioni di altri consigli comunali, come Gavorrano. E alla fine, le critiche dell'opposizione sono tutte per il sindaco Maurizio Bizzarri. «Il sindaco - concludono - ha ribadito che la responsabilità dei disservizi sarebbe anche dei cittadini, cioè di coloro che fanno sudicio, oltre che di quelli che, da Scarlino Scalo, vanno a portare la loro immondizia ai cassonetti delle Case (località fuori dalla frazione ndc) per evitare la differenziata».
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