Oggi Mario Monaci festeggia i venti anni del suo fallimento
Pierluigi Sposato
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CASTEL DEL PIANO. «Io lo so che qualcuno mi prenderà per un pazzo. Ma domani (oggi per chi legge - ndr) festeggio lo stesso». Prego? «C'è chi festeggia il compleanno, chi l'onomastico, chi le nozze d'oro: io, invece, festeggio l'anniversario del mio fallimento. Era il 18 ottobre del 1990. E sa perché festeggio? Perché sono venti anni che combatto per avere giustizia». «E - prosegue - non ho ancora intenzione di farmi da parte. Anzi, voglio andare dal presidente della Repubblica». A parlare è Mario Monaci, 70 anni, che, venti anni di pronunciamenti della magistratura, a lui contrari, non hanno messo a tacere. «Devo trovare qualcuno che mi dia ragione - dice -, anche nella magistratura. Tutti i procedimenti sono rimasti senza risposta. Io devo trovare chi mi dica se ho torto o ragione». Monaci lamenta ingiustizie, «anomalie» come le chiama lui. Ce l'ha con tutti quelli che, in un modo o in un altro, sono comparsi sulla sua strada e, dice, non sono mai stato ad ascoltarli. Questioni di soldi, di banche, di principi, di prescrizioni. L'ex titolare di Confezioni Mall, componente dell'associazione "Diritti violati", porta scolpita nella mente la data in cui il Tribunale scrisse la sentenza di fallimento dell'azienda di confezioni in pelle e shearling. L'inizio della fine. Questa volta, invece di aprire il borsone degli esposti e dei documenti che porta sempre con sé, Monaci apre la valigia dei ricordi. Venti anni fa l'ultimo giorno di attività. E il primo? «Ero arrivato da Empoli, dove avevo aperto la ditta nel 1973. Sull'Amiata invece avevo cominciato nel 1976». Perché Castel del Piano? «Perché era sempre stato il mio pallino». Chissà cosa sarebbe successo se fosse rimasto a Empoli... «Già, chissa...» risponde: un attimo di pausa, i pensieri che si rincorrono, poi il ritorno al presente. «Lasciamo stare». Prima sede? «Siamo sempre stati in via Vegni, anche se poi abbiamo avuto una succursale di vendita al dettaglio in via della Croce. Il capannone era di 400 metri quadrati complessivi, sia per la produzione, sia per gli uffici. C'era poi un progetto più grande per la zona artigianale ma non andò a buon fine, per varie ragioni». Dipendenti? «Erano 30 quando la ditta fu costretta a chiudere. Trenta persone, uomini e donne, che si sono poi trovati a dover trovare un altro lavoro. Faccia attenzione: 30 dipendenti per un paese come Castel del Piano sono come trecento per una città». Fatturato? «Prima della crisi degli anni Ottanta eravamo arrivati a 3-4 miliardi di vecchie lire. Poi la congiuntura internazionale ci ha fatto scendere». I dipendenti si sono dovuti cercare un lavoro: e lei Monaci? «Io sono venti anni che mi arrabatto. Ho speso soldi su soldi per avere un minimo di giustizia». E adesso festeggia? «Pazzo, vero eh? Ma a me non importa. Io devo trovare qualcuno che mi dica se ho torto o ragione. E adesso voglio andare da Napolitano. Almeno lui mi ascolterà».
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