Chiedono 70mila euro di danni per il raggiro
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INDAGINI. Guardia di finanza Vendita di casa e ristorante, coniugi contro falsi mediatori
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CAMPAGNATICO. Sopra e sotto, pochi franchi veri. In mezzo, tanti fogliacci di carta in fac-simile. Una mazzetta-civetta, come viene definita in gergo: apparentemente 800mila franchi svizzeri, in realtà appena 8mila. Il tutto nella valigetta che era stata portata in un albergo di Grosseto all'appuntamento per la compravendita di un immobile a Campagnatico. Casolare, ristorante e terreno circostante, con 130mila euro da pagare per la mediazione. Un "pacco" per dirla in altri termini, perché i proprietari sarebbero rimasti con un pugno di mosche in mano. Un appuntamento cui si era però presentata anche la guardia di finanza, avvertita dagli stessi proprietari. È una tentata truffa quella di cui devono rispondere Luigi Toselli, 53 anni (che all'epoca si era presentato come "dottor Mario Benghini" e che deve quindi rispondere anche di sostituzione di persona), e Dejan Gjorgjevic, 33 anni, macedone, entrambi abitanti a Roma, adesso rinviati a giudizio per l'udienza del 16 febbraio. Lo ha deciso il giudice Mezzaluna che all'udienza preliminare ha accolto la costituzione di parte civile dei proprietari, Nilo Toniazzi e Giuliana Berogna, 70 e 67 anni, assistiti dall'avvocato Elena Pellegrini. La coppia chiede 70 mila euro di danni, per lo più morali, dal momento che la parte patrimoniale è stata salvaguardata dall'intervento della guardia di finanza. E la difesa di parte civile vuole che il dibattimento accerti se sia stata una truffa solo tentata oppure già perfezionata dal semplice raggiungimento dell'accordo. «I miei assistiti erano impauriti all'epoca - dice l'avvocato Pellegrini - Ma avevano avuto la prontezza di spirito di chiedere aiuto». I due, assistiti dagli avvocati valassina e Caricaterra, erano stati arrestati ma il giudice aveva ritenuto illegittimo il provvedimento. La storia come ricostruita dal pm Leopizzi. Nei primi mesi del 2009 Toselli e Gjorgjevic si sarebbero presentati come mediatori della Adriatica Yacht srl e avrebbero proposto l'affare: un milione di franchi svizzeri per comprare l'immobile, con la metà al preliminare. Per la mediazione avrebbero però preteso 130 mila euro (80 mila in contanti, 50 in assegni di garanzia). All'appuntamento nell'albergo di Grosseto, fissato dopo un viaggio a Roma del legale della coppia, Berogna e Toniazzi avevano chiamato però anche le fiamme gialle, perché la puzza di bruciato si era fatta insopportabile. I due finti mediatori erano arrivati a bordo di una Fiat Marea. Era il 10 marzo 2009. Qui era scattato l'arresto, anche perché Toselli - e questo è un ulteriore capo di imputazione - avrebbe cercato di corrompere i militari (istigazione alla corruzione): i due erano stati separati per i controlli e Toselli avrebbe proposto a un luogotenente e a un maresciallo la spartizione delle banconote vere che i militari stavano sequestrando, per evitare anche l'arresto. «Dato che ci siamo, dividiamoci tra tutti e tre le banconote buone», sarebbe stata la frase. P.S.
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