Il presidio
Bullismo in Toscana, allarme a Grosseto e Piombino
Aggressione contro un ragazzo e una coppia di giovanissimi in pieno centro. Nessuno o quasi ha mosso un dito
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PIOMBINO. I ragazzi sono in allarme anche a Piombino dopo l'aggressione subita da due giovani davanti a Palazzo Appiani, all'ingresso di Piazza Bovio. Tra tutte le persone che passavano in piazza solo un trentenne è intervenuto in difesa di Tiziano Ticciati, 18 anni e Francesca Pilo di 19. Le indagini dei carabinieri proseguono ma la querela, sui fatti di piazza Bovio, ha rivelato una realtà ormai latente e preoccupante. Nei bar come nelle vie del centro, se n’è sussurrato per giorni, di violenze spicciole e piccole estorsioni reiterate oppure taglieggiamenti ai danni dei coetanei più deboli e attaccabili. Ora altri giovani - l’età è sempre quella, tra i 18 e i vent’anni - hanno trovato la forza di superare i timori e si sono fatti avanti dando voce a disagi e abusi subiti nei mesi, proprio da questo stesso gruppo di coetanei.
GROSSETO. «Hanno preso a calci mio figlio per questo ho preso il mondo per i piedi: nel tentativo di scuoterlo mi sono sdraiata in piazza, in mezzo alla gente, nello stesso punto dove Attilio era stato pestato a sangue da quattro ragazzi una settimana prima perché rideva con gli amici. Quando ero a terra ho provato un dolore fortissimo e ho avuto paura: dal basso un piede che cammina sembra un’arma che si avvicina e i rumori della gente che si muove sembrano ovattati, lontani prima, vicinissimi un attimo dopo».
Mamma coraggio si chiama Elisabete Espolaor, 52 anni da San Paolo del Brasile. Sabato sera ha capovolto il mondo del bullismo in piazza San Francesco, pieno centro di Grosseto, quando non erano ancora passate le 20.
«Sono rimasta sdraiata qualche minuto - ricorda - non saprei dire quanto. Sentivo addosso il freddo del selciato e gli occhi della gente. Quando mi sono rimessa in piedi, intorno a me c’erano altre mamme. Mi facevano domande e raccontavano delle violenze subite, in silenzio, dai lori figli. Dicevano di andare avanti.
E c’erano ragazzi che mi facevano coraggio: “Signora non si fermi”». Per una rivoluzione orizzontale ha usato la sua faccia di donna ferita e un cartello bianco con sopra una scritta con il pennarello rosso: «Mamma di Attilio». E poi si è sdraiata sui silenzi della gente, non per soffocarli ma per darli coraggio e una voce in grado di parlare. «È stato un gesto dimostrativo - racconta a due giorni dalla manifestazione - da madre non potevo passare sopra alla carognata subita da mio figlio. Io vengo dal Brasile, il Paese con più criminalità al mondo. Sono in Italia da vent’anni e ho scelto di vivere in Maremma perché non credevo che certe cose qui potessero accadere.
GROSSETO. «Hanno preso a calci mio figlio per questo ho preso il mondo per i piedi: nel tentativo di scuoterlo mi sono sdraiata in piazza, in mezzo alla gente, nello stesso punto dove Attilio era stato pestato a sangue da quattro ragazzi una settimana prima perché rideva con gli amici. Quando ero a terra ho provato un dolore fortissimo e ho avuto paura: dal basso un piede che cammina sembra un’arma che si avvicina e i rumori della gente che si muove sembrano ovattati, lontani prima, vicinissimi un attimo dopo».
Mamma coraggio si chiama Elisabete Espolaor, 52 anni da San Paolo del Brasile. Sabato sera ha capovolto il mondo del bullismo in piazza San Francesco, pieno centro di Grosseto, quando non erano ancora passate le 20.
«Sono rimasta sdraiata qualche minuto - ricorda - non saprei dire quanto. Sentivo addosso il freddo del selciato e gli occhi della gente. Quando mi sono rimessa in piedi, intorno a me c’erano altre mamme. Mi facevano domande e raccontavano delle violenze subite, in silenzio, dai lori figli. Dicevano di andare avanti.
E c’erano ragazzi che mi facevano coraggio: “Signora non si fermi”». Per una rivoluzione orizzontale ha usato la sua faccia di donna ferita e un cartello bianco con sopra una scritta con il pennarello rosso: «Mamma di Attilio». E poi si è sdraiata sui silenzi della gente, non per soffocarli ma per darli coraggio e una voce in grado di parlare. «È stato un gesto dimostrativo - racconta a due giorni dalla manifestazione - da madre non potevo passare sopra alla carognata subita da mio figlio. Io vengo dal Brasile, il Paese con più criminalità al mondo. Sono in Italia da vent’anni e ho scelto di vivere in Maremma perché non credevo che certe cose qui potessero accadere.
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