Il Tirreno

Grosseto

La testimonianza dei giovani

«La gente ci sorride non ci sono più i muri»

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 GROSSETO. Che il servizio civile faccia bene a chi lo riceve è scontato. Ma quanti vantaggi comporti anche per chi lo fa lo spiegano i volontari stessi. Lunedì scorso in giro per Grosseto con i ragazzi diversamente abili dell'Aggbph c'erano Dario e Irene, laureati in psicologia, Sara ed Elisa, dottoresse in scienze dell'educazione, Luca, diplomato in scienze umane, e Michela, serigrafa.  «Più che assistenti - spiega Irene - siamo loro amici. All'inizio capitò di riferire a un genitore uno sgarbo del figlio. Il ragazzo si sentì tradito e non voleva più uscire. Oggi non ci verrebbe mai in mente una cosa del genere».  E si vede. Abbracci, baci, complicità: seduto al bar Perugina non c'è nessun distaccamento di reparto d'ospedale, ma semplicemente un gruppo di ragazzi che si godono il tiepido sole di settembre. «Ci sono tanti modi di servire la Patria - spiega Dario - e quello che facciamo non è meno importante per la collettività di quanto fanno i militari». 430 euro per 120 ore mensili per 12 mesi è quanto riceve un volontario, "arruolato" - lui sì - in missione di pace a trecentosessanta gradi. E la sua opera è spesso impagabile, non solo per i diretti assistiti. «Anche la città - prosegue Dario -è cresciuta in questi anni. Se prima al bar il cameriere chiedeva a uno dei volontari cosa prendesse il disabile, ora si rivolgono direttamente a loro. Perché così deve essere».  «Abbiamo visto cambiare progressivamente l'atteggiamento delle persone - spiega Michela - e noi stessi siamo cambiati. Io ho studiato serigrafia e ho lavorato per un po' nel settore. Dopo questo anno di servizio civile, ho deciso di cominciare d'accapo e seguirò un corso per animatrice di comunità». (f.f.)

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