Il Tirreno

Grosseto

La donna aveva trovato in casa i nastri registrati con le proprie conversazioni

Spiava le telefonate della moglie Condannato anche a pagare i danni

<b>REGISTRAZIONI</b> L&#146;uomo aveva predisposto un apparecchio apposito per ascoltare le telefonate
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REGISTRAZIONI L’uomo aveva predisposto un apparecchio apposito per ascoltare le telefonate

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 GROSSETO. Ossessionato dalla gelosia fino al punto da installare in casa un apparato di registrazione delle telefonate della moglie, anche se i due erano di fatto separati. E quando lui le rinfacciava le conversazioni ascoltate, quasi immancabilmente alle offese seguivano le botte. Molestie telefoniche (con scene mute) e per sms, ma anche installazione di apparecchiatura per le "intercettazioni"; e infine pure la calunnia, per certe dichiarazioni rese alla polizia postale in cui avrebbe incolpato implicitamente la moglie di ingiurie e molestie. Accuse che sono costate a un grossetano di 47 anni una condanna a 1 anno e 3 mesi. Il giudice Puliatti ha in parte mitigato le richieste del pm Leopizzi e ha poi sospeso la pena, concedendo l'indulto nella misura di 3 mesi. Ma l'uomo dovrà anche versare 8.000 euro di danni alla donna, oggi 45enne, che si era costituita parte civile con l'avvocato Pippi.  I fatti risalivano al periodo a cavallo tra il 2005 e il 2006. E tutto era cominciato quando la donna si era rivolta alla squadra mobile per lamentarsi dell'atteggiamento del marito. I due erano all'epoca separati di fatto ma continuavano a vivere sotto lo stesso tetto. Perché lamentarsi? «Mio marito mi ossessiona - aveva detto - e sospetto che mi controlli in tutto ciò che faccio. E spesso mi picchia, anche se non sono mai andata al pronto soccorso. Da qualche tempo, poi, ricevo degli sms strani». C'era un certo Andrea, dall'altra parte, che diceva di averla vista in un bar e di volerla conoscere... La polizia di stato aveva avviato i controlli e aveva scoperto che una parte dei messaggi arrivava da un'utenza intestata al marito e una parte dalla stessa donna: come se lei se li mandasse da sola! Con in mano i dati della scheda, gli agenti erano andati dal gestore di telefonia e avevano scoperto che la firma sul contratto non era quella della donna. E che qualcuno, ma non lei, aveva richiesto i tabulati delle conversazioni. La stessa donna, sentita in seguito dalla polizia postale dopo che il marito, nel maggio 2006, era andato a sporgere denuncia per aver ricevuto da lei sms diffamatori (è l'accusa di calunnia), aveva spiegato di non conoscere l'utenza e aveva disconosciuto la firma. Chi aveva messo in piedi il tutto? E chi si era spacciato per lei?  La misura era diventata colma quando la donna aveva scoperto, nell'abitazione, dei nastri. E quando aveva capito che il marito aveva intercettato le sue conversazioni al telefono, ma anche quella dal vivo con un'amica. Insomma, era stata spiata. Il processo è stato lungo e articolato. Sono stati ascoltati vari testimoni, compreso il figlio della coppia e vari amici e conoscenti, come anche la vittima. La difesa (avvocato Lottini per Sartiani) aveva invocato l'assoluzione perché non sarebbe stata raggiunta la prova della colpevolezza. In particolare, alcuni sms erano stati inviati da un apparecchio in dotazione alla ditta in cui lavora l'uomo e altri da quello di una donna conosciuta dall'imputato. P.S.

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