Il Tirreno

Grosseto

Ceroni risponde sull’ipotesi di fusione

Società ingegneristica: «Possiamo anche pensare di andare per conto nostro»

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 GROSSETO. «Macché vendere pezzi di azienda, semmai compriamo». Il presidente di Acquedotto del Fiora, Claudio Ceroni, approfitta per chiarire una questione che era finita anche in un'interrogazione al sindaco del capogruppo del Movimento per il Bene Comune, Tania Amarugi. La notizia è la possibile partecipazione dell'Acquedotto del Fiora alla nascita di una società ingegneristica insieme ad altre due aziende toscane: Publiacqua e Acque. «Le altre due società - spiega Ceroni - hanno deciso di fondere le loro due società ingegneristiche e noi abbiamo una partecipazione del 5 per cento nella società Acque Ingegneria e per questo siamo già coinvolti nell'operazione. D'altro canto il nostro cda aveva già deliberato di costituire una nostra società di ingegneria proprio mentre, in parallelo, le nostre due "cugine" stavano ragionando sulla fusione delle loro due società di ingegneria. A questo punto noi dovremo decidere se proseguire con la creazione di una nostra società o se ampliare la partecipazione che già abbiamo in Acque ingegneria e andare, così, a posizionarci meglio in quella società. In questo senso non vendiamo nulla, anzi, andiamo ad acquistare una partecipazione societaria più ampia e sotto il profilo strategico ritengo che sarebbe opportuno farlo». Ma Ceroni va anche oltre. «Ritengo - dice - che sarebbe anche opportuno arrivare ad avere un unico gestore per tutta la Toscana per superare i ritardi che caratterizzano le aziende di servizi pubblici nella nostra Regione, a fronte della trasformazione e dei processi di concentrazione già avvenuti a livello nazionale ed in attesa di un quadro normativo stabile che consenta di gestire piani di investimento di lunga durata». E.P.

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