Sicurezza
Niente pluriclasse, vincono i genitori
Fiora Bonelli
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ROSSI. Presidente della Regione Dopo l'eclatante manifestazione in piazza ieri sono andati a Firenze
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MONTE AMIATA. L'Amiata bussa in Regione e Firenze risponde sì. Lo spinoso problema scolastico sollevato da Castell'Azzara e rappresentato con gesti plateali (palazzo comunale incatenato, asini fra i banchi) avrà le sue classi regolari. Infatti, ieri, la delegazione di amministratori e genitori è stata ricevuta dal direttore generale dell'ufficio scolastico regionale, Cesare Angotti e da lui stesso ha ricevuto assicurazione che a Castell'Azzara la pluriclasse non sarà realizzata. In questo modo le iniziative immediate di amministratori e di genitori hanno avuto la meglio su un'ipotesi di pluriclasse che era apparsa oltretutto non realisticamente percorribile anche per i numeri (22 alunni) che davano ragione alla piccola scuola castellazzarese. I genitori avevano aprlato di «discriminazione degli studenti di Castell'azzara», gli amministratori comunali avevano sottolineato la «montanità e la perifericità» del borgo. Si era ottenuta la piena solidarietà e sostegno di Comunità montana e Provincia. Un vero e proprio manipolo di attori, agguerrito e deciso a portarsi a casa un risultato. Lo stesso presidente della Regione, Rossi, si è preso a cuore la faccenda, così come l'on. Sani (Pd) e i genitori sono soddisfatti. «Grazie ai nostri amministratori locali e non - dicono -, che ci hanno sostenuto e accompagnato a non attendere inermi l'accadere degli eventi e che ci hanno fatto capire che bisognava subito, alle prime avvisaglie, iniziare a lottare per riuscire a vedere infine riconosciuti i diritti dei nostri ragazzi; già quegli stessi diritti che da domani occorrerà iniziare a ribadire nelle sedi opportune affinché le nostre piccole comunità di montagna possano continuare a vivere almeno con i servizi essenziali, quelli di primaria importanza. Grazie a tutti coloro che hanno voluto e potuto aiutarci e sostenerci in questa "lotta per il riconoscimento dei diritti" e che in qualche modo, anche se non fisicamente presenti e non menzionati con nomi e cognomi, ci sono stati vicini e ci hanno accompagnato e spronato per tutto il percorso fatto e che non sono pochi. La speranza di noi cittadini di piccoli comuni montani - concludono -, è che per vedere riconosciuto il nostro diritto ad esistere non si debbano più fare manifestazioni, incatenare palazzi comunali, ricorrere a forme di protesta così estreme ed eclatanti, ma che si possa semplicemente capire prima, quali siano le conseguenze disastrose di "decisioni di palazzo" prese senza una reale coscienza. Ma tutti sappiano che in caso contrario saremo sempre presenti!». Ancora allo studio, invece, sembra la situazione per la prima classe del Professionale di Arcidosso.
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