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Voyeur dell'incendio
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GROSSETO. Dall'Amiata alle colline di Roccastrada, dal mare al capoluogo, dai vicini paesi di Montepescali, Braccagni, Sticciano Scalo, Batignano, Montorsaio, sabato pomeriggio, e poi di nuovo ieri (dalle 10,30 del mattino fino a metà pomeriggio), centinaia di persone, binocoli e telecamere alla mano, da posizioni panoramiche, hanno seguito l'evoluzione dell'incendio nelle macchie che da Monte Leoni scollinano sul versante di Versegge.
Una colonna di fumo scuro ha macchiato il cielo per due giorni consecutivi, appannando la straordinaria skiline che solitamente si coglie dai colli che un tempo facevano da argine al lago Prile. E i curiosi ne hanno approfittato seguendo i canadair lungo la spiaggia mentre facevano rifornimanto di acqua e poi li hanno visti sparire oltre le motagne, dove altri curiosi hanno assistito alle operazioni di spegnimento del fuoco. In questa fascia boscata, una delle più inaccessibili della Maremma, oasi faunistica popolata in prevalenza da ungulati, proposta di recente come sito di interesse comunitario, il rischio di incendi è sempre stato molto elevato, nonostante l'accresciuta sensibilità nella gestione forestale, finalizzata agli obiettivi di conservazione del bosco.
Negli ultimi 25 anni, se si esclude la zona dell'Argentario, proprio qui, nei boschi di Monte Leoni, al confine tra i comuni di Roccastrada, Campagnatico e Grosseto, si sono sviluppati gli incendi più grandi e complessi da spegnere. Più di una volta, sugherete, leccete e macchia mediterranea hanno bruciato per ore, mettendo a rischio case coloniche, colture, animali e il deposito munizioni. Accadde nella torrida estate del 1993 (quando bruciarono 600 ettari alla Falsacqua), prima ancora a metà degli anni Ottanta con Sticciano Alto che rimase addirittura isolato per un giorno. Sabato e domenica qualcuno ha rivissuto quegli incubi.
Una colonna di fumo scuro ha macchiato il cielo per due giorni consecutivi, appannando la straordinaria skiline che solitamente si coglie dai colli che un tempo facevano da argine al lago Prile. E i curiosi ne hanno approfittato seguendo i canadair lungo la spiaggia mentre facevano rifornimanto di acqua e poi li hanno visti sparire oltre le motagne, dove altri curiosi hanno assistito alle operazioni di spegnimento del fuoco. In questa fascia boscata, una delle più inaccessibili della Maremma, oasi faunistica popolata in prevalenza da ungulati, proposta di recente come sito di interesse comunitario, il rischio di incendi è sempre stato molto elevato, nonostante l'accresciuta sensibilità nella gestione forestale, finalizzata agli obiettivi di conservazione del bosco.
Negli ultimi 25 anni, se si esclude la zona dell'Argentario, proprio qui, nei boschi di Monte Leoni, al confine tra i comuni di Roccastrada, Campagnatico e Grosseto, si sono sviluppati gli incendi più grandi e complessi da spegnere. Più di una volta, sugherete, leccete e macchia mediterranea hanno bruciato per ore, mettendo a rischio case coloniche, colture, animali e il deposito munizioni. Accadde nella torrida estate del 1993 (quando bruciarono 600 ettari alla Falsacqua), prima ancora a metà degli anni Ottanta con Sticciano Alto che rimase addirittura isolato per un giorno. Sabato e domenica qualcuno ha rivissuto quegli incubi.
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