Meteo
Molestie on line alla Faenzi impiegato di banca nei guai
2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Ci sarebbe un impiegato di banca di 50 anni dietro al pirata informatico che firmandosi con lo pseudonimo di Anarchico comunista avrebbe molestato e offeso il sindaco di Castiglione durante le ultime elezioni regionali, quando il deputato Pdl era canditato alla carica di governatore.
Durante i tre mesi di indagini, condotte dalla postale, è emerso che l'uomo sarebbe stato controllato dalle forze dell'ordine anche durante il comizio nel quale il presidente del consiglio annunciava la candidatura della Faenzi. «Nessun tratto eversivo», sottolineano gli inquirenti. Secondo gli investigatori, infatti, si tratterebbe di «un contestatore politico isolato con una maldestra conoscenza di Internet». Insomma nessuna organizzazione alle sue spalle, come invece avevano temuto gli inquirenti quando hanno letto le mail.
Gli agenti coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Coniglio sono arrivati al suo nome attraverso la collaborazione dei gestori di Facebook che hanno collegato il nome dell'uomo sia al profilo dell'Anarchico comunista sia all'indirizzo ip legato alla sua connessione di casa, da dove avrebbe spedito i messaggi minatori. Secondo quello che aveva raccontato Monica Faenzi quando nell'aprile scorso ha presentato la denuncia, il molestatore on-line aveva spedito diverse mail alla sua casella di posta collegata a Facebook piene di offese a sfondo politico e sessuale definendosi un «nuovo partigiano pronto ad abbattere con ogni mezzo lecito o meno la dittatura mafiosa, fascista e razzista».
I messaggi sarebbero iniziati all'indomani delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo scorso e sarebbero proseguiti fino alla seconda metà di aprile quando il deputato ha fatto denuncia. Il molestatore, all'interno dei messaggi, faceva riferimenti sessuali mettendo in dubbio sia la dignità che il percorso politico della Faenzi, oppure definiva la candidata alla Regione una «fascistella». L'uomo, nato in provincia di Grosseto, ma da anni residente a Firenze dove lavora, è stato ascoltato nei giorni scorsi dai colleghi della Digos della Questura fiorentina. L'impiegato, ora accusato di molestie e ingiurie, avrebbe ammesso le proprie responsabilità cercando di giustificarsi con gli investigatori. «Era solo uno scherzo - avrebbe detto - non pensavo che quel profilo - fosse quello vero di Monica Faenzi».
Durante i tre mesi di indagini, condotte dalla postale, è emerso che l'uomo sarebbe stato controllato dalle forze dell'ordine anche durante il comizio nel quale il presidente del consiglio annunciava la candidatura della Faenzi. «Nessun tratto eversivo», sottolineano gli inquirenti. Secondo gli investigatori, infatti, si tratterebbe di «un contestatore politico isolato con una maldestra conoscenza di Internet». Insomma nessuna organizzazione alle sue spalle, come invece avevano temuto gli inquirenti quando hanno letto le mail.
Gli agenti coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Coniglio sono arrivati al suo nome attraverso la collaborazione dei gestori di Facebook che hanno collegato il nome dell'uomo sia al profilo dell'Anarchico comunista sia all'indirizzo ip legato alla sua connessione di casa, da dove avrebbe spedito i messaggi minatori. Secondo quello che aveva raccontato Monica Faenzi quando nell'aprile scorso ha presentato la denuncia, il molestatore on-line aveva spedito diverse mail alla sua casella di posta collegata a Facebook piene di offese a sfondo politico e sessuale definendosi un «nuovo partigiano pronto ad abbattere con ogni mezzo lecito o meno la dittatura mafiosa, fascista e razzista».
I messaggi sarebbero iniziati all'indomani delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo scorso e sarebbero proseguiti fino alla seconda metà di aprile quando il deputato ha fatto denuncia. Il molestatore, all'interno dei messaggi, faceva riferimenti sessuali mettendo in dubbio sia la dignità che il percorso politico della Faenzi, oppure definiva la candidata alla Regione una «fascistella». L'uomo, nato in provincia di Grosseto, ma da anni residente a Firenze dove lavora, è stato ascoltato nei giorni scorsi dai colleghi della Digos della Questura fiorentina. L'impiegato, ora accusato di molestie e ingiurie, avrebbe ammesso le proprie responsabilità cercando di giustificarsi con gli investigatori. «Era solo uno scherzo - avrebbe detto - non pensavo che quel profilo - fosse quello vero di Monica Faenzi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
