Il Tirreno

Grosseto

L’agguato venerdì mattina sul lungomare: un trentasettenne arrestato dai carabinieri

Commercialista aggredita a martellate

Francesca Gori
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L’AGGRESSIONE. La commercialista è stata aggredita a martellate da anni l’uomo la perseguitava

«E' sempre lui, da otto anni ha reso la mia vita un inferno»

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 FOLLONICA. Fino a otto anni fa, il nome di Claudio Giannini era soltanto consonanti e vocali senza volto. Poi però quel nome è diventato familiare a una commercialista. Ha perseguitato la donna per 8 anni. Venerdì mattina l'epilogo: l'avrebbe presa a martellate.  Claudio Giannini, 37 anni di Venturina, è stato arrestato martedì sera dai carabinieri di Follonica. Era nella sua casa di Scarlino, asserragliato. Non voleva aprire ai militari. Ci hanno messo un po' a convincerlo. Nei suoi confronti un'ordinanza di custodia cautelare. È accusato di aver sferrato quei colpi con un mazzuolo sulla schiena e sul fianco della donna.  L'aggressione. Venerdì mattina Barbara Signori, commercialista quarantenne di Follonica è uscita di casa prestissimo. È andata a correre sul lungomare. Era abbastanza serena, perché su quella strada passa avanti e indietro la pattuglia dei carabinieri. Stava correndo quando ha sentito un colpo sordo. Forte, alla schiena. È caduta. E quell'incubo durato 8 anni, si è materializzato davanti ai suoi occhi. Altre martellate. Una ventina in tutto. Barbara ha avuto la forza e il coraggio di difendersi. Ha disarmato il suo aggressore, ha cominciato a brandire per aria il mazzuolo, lo ha messo in fuga. Poi ha scavalcato il recinto del villaggio Il Girasole. Da lì è partito l'allarme ai carabinieri. È arrivata anche un'ambulanza, che ha accompagnato la donna al pronto soccorso di Follonica.  Un incubo lungo 8 anni. L'aggressione subita dalla commercialista sarebbe l'epilogo di un'ossessione. «Non ho mai nemmeno preso un caffè con quell'uomo - racconta Barbara - è entrato nella mia vita 8 anni fa in silenzio. E ha trasformato il mio quotidiano in un vero e proprio inferno». Barbara Signori, 8 anni fa, non sapeva nemmeno chi fosse Claudio Gi annini. Lo ha scoperto quando l'uomo ha cominciato a pedinarla. A seguire tutti i suoi movimenti. A costringerla a modificare tutte le sue abitudini di vita. «Era ossessionato - racconta - diceva che con me avrebbe fatto un figlio. Che avrebbe vissuto con me. Io avevo già la mia vita e non sapevo assolutamente chi fosse quell'uomo. Le uniche volte che ci ho parlato, è stato per dirgli di smetterla. E l'ho anche sempre fatto in malo modo».  Una vita sotto scorta. Barbara è stata pedinata. È stata costretta a vivere sotto scorta. A non uscire mai da casa sua, dove Giannini avrebbe anche installato una microspia sulla vetrata per ascoltare i dialoghi della coppia. «Ho costretto la mia famiglia a seguirmi ovunque - dice - ad accompagnarmi sempre. Da otto anni non esco di casa da sola. Ed ho anche avuto paura, spesso. Perché quell'uomo non ha perseguitato soltanto me». Giannini, che vive a Scarlino, lo aveva già fatto. Anni prima. Aveva inseguito, minacciato, pedinato un'altra donna di Follonica. Undici anni fa era finito in carcere per aver investito, nel centro della cittadina del Golfo, il marito dell'altra sua vittima. «Ho vissuto anni di paura - aggiunge la commercialista - ho presentato denunce e controdenunce. Ora siamo arrivati finalmente all'arresto. Ma ci sono volute queste venti martellate».  Le denunce. Barbara Signori, in 8 anni, ha denunciato più volte Giannini. Perché la perseguitava, quando ancora il reato di stalking non esisteva. E per altre tre tentate aggressioni. «Una volta mi trovò in un parcheggio - ricorda la donna - ero da sola. Cercò di aggredirmi». Lo denunciò. Come misura cautelare, gli fu imposto di non uscire da casa la sera. Ora però è in carcere, alle Sughere di Livorno. «Da quando ho saputo dell'arresto - dice Barbara - ho cominciato a respirare. A pieni polmoni non posso dirlo. Da una parte ci sono i colpi di martello, dall'altra la paura che quell'uomo possa tornare libero troppo velocemente. E possa tornare a coltivare quell'ossessione che mi ha reso la vita impossibile». (ha collaborato Alfredo Faetti)  

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