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Paura per i falò sulla spiaggia c'è un'ordinanza che li vieta
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ALBINIA. «Da un po' di tempo i falò sono diventati un rituale. Il problema è che qui la duna è praticamente scomparsa. La spiaggia è a ridosso della vegetazione. Basta niente per provocare un disastro». Lungo l'Aurelia, tra Albinia e Fonteblanda, c'è una schiera di campeggi. Uno di questi, l'Acapulco, è diviso dallo stabilimento balneare Il Tirseno da un tratto di spiaggia libera. 800 metri circa, dove si può trovare legna di qualsiasi "taglia". Un angolo tranquillo dove allestire falò, in perfetto stile cinematografico: chitarra, amicizia, qualche bevuta.
Tutti in cerchio, nel mezzo il fuoco. Acceso con la legna che si trova sulla spiaggia. «Prima non ci si poteva lamentare - hanno confessato alcune persone che conoscono la zona - dei falò nemmeno l'ombra. Però ultimamente le cose sono cambiate. I carabinieri sono intervenuti, addirittura due volte nella stessa sera. Ciò nonostante, il canovaccio non è mutato di una virgola». Ora, va precisato che non si tratta di un appuntamento fisso. «Succede spesso, almeno tre volte a settimana. L'aspetto che non viene considerato - hanno spiegato - è che i rischi di un simile comportamento sono dietro l'angolo». Pericoli dati anche dalla situazione della stessa spiaggia. La costa è erosa e la spiaggia, negli anni, è stata rosicchiata dalle mareggiate. Perdendo metri, in pratica, non c'è più la duna e la vegetazione pioniera è a un tiro di schioppo. «Certe cose vanno valutate attentamente - hanno suggerito - quanto è accaduto ieri (venerdì ndc) ne è la conferma». Il riferimento è chiaro. Pur essendo trascorse quasi quarantotto ore, le immagini sono ancora davanti agli occhi di chi vive e lavora nella zona.
Quel rogo che dalla ferrovia è arrivato fino all'hotel Osa, passando dietro alle terme di Fonte Ermosa, ha creato il panico. Sono bruciate solo sterpaglie ed erbacce, fortunatamente, ma il livello di paura ha toccato picchi altissimi. Da codice rosso. «Se prende fuoco questa vegetazione - hanno ribadito - basta un amen per bussare alle porte dei campeggi». È ovvio che le strutture sono dotate dei migliori sistemi di evacuazione, eppure - come insegna un vecchio adagio - «meglio aver paura che buscarne». «L'ordinanza comunale - hanno concluso - vieta di accendere falò sulla spiaggia. Chi di dovere provveda a far rispettare le regole».
Tutti in cerchio, nel mezzo il fuoco. Acceso con la legna che si trova sulla spiaggia. «Prima non ci si poteva lamentare - hanno confessato alcune persone che conoscono la zona - dei falò nemmeno l'ombra. Però ultimamente le cose sono cambiate. I carabinieri sono intervenuti, addirittura due volte nella stessa sera. Ciò nonostante, il canovaccio non è mutato di una virgola». Ora, va precisato che non si tratta di un appuntamento fisso. «Succede spesso, almeno tre volte a settimana. L'aspetto che non viene considerato - hanno spiegato - è che i rischi di un simile comportamento sono dietro l'angolo». Pericoli dati anche dalla situazione della stessa spiaggia. La costa è erosa e la spiaggia, negli anni, è stata rosicchiata dalle mareggiate. Perdendo metri, in pratica, non c'è più la duna e la vegetazione pioniera è a un tiro di schioppo. «Certe cose vanno valutate attentamente - hanno suggerito - quanto è accaduto ieri (venerdì ndc) ne è la conferma». Il riferimento è chiaro. Pur essendo trascorse quasi quarantotto ore, le immagini sono ancora davanti agli occhi di chi vive e lavora nella zona.
Quel rogo che dalla ferrovia è arrivato fino all'hotel Osa, passando dietro alle terme di Fonte Ermosa, ha creato il panico. Sono bruciate solo sterpaglie ed erbacce, fortunatamente, ma il livello di paura ha toccato picchi altissimi. Da codice rosso. «Se prende fuoco questa vegetazione - hanno ribadito - basta un amen per bussare alle porte dei campeggi». È ovvio che le strutture sono dotate dei migliori sistemi di evacuazione, eppure - come insegna un vecchio adagio - «meglio aver paura che buscarne». «L'ordinanza comunale - hanno concluso - vieta di accendere falò sulla spiaggia. Chi di dovere provveda a far rispettare le regole».
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