Liliana Pascucci, 52 anni, era rimasta ustionata dopo un incidente nel suo appartamento a Capalbio
Muore dopo tredici giorni di agonia
Roberta Bogi Pagnini
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VITTIMA DELLESPLOSIONE Liliana Pascucci, 52 anni, Accanto la casa dopo lo scoppio L'accusa del figlio: «L'hanno uccisa, ditemi perché è esplosa la casa»
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GROSSETO. Dopo tredici giorni di agonia il corpo di Liliana Pascucci si è arreso al fuoco e al dolore. La rabbia per la perdita della madre è invece nelle parole del figlio: «L'hanno uccisa, adesso voglio la verità, voglio sapere perché quella casa è esplosa». Erano le 7.30 di ieri mattina quando per alcune complicazioni il cuore della commessa della Coin di 52 anni ha smesso di battere infrangendo ogni speranza negli amici e i parenti che per giorni e giorni le erano stati vicino al centro grandi ustionati dell'ospedale di Pisa dove era ricoverata. Un incidente, quello accaduto a Liliana la sera del 29 giugno, sbalzata in aria per una fuga di gas mentre stava rientrando a casa, che a distanza di settimane ancora non ha trovato una reale spiegazione. «Mi hanno ucciso la mamma», ripete il figlio Luca avvolto nel dolore mentre ritorna a casa dall'ospedale dopo questi giorni in cui le è stato vicino. Un attimo di silenzio, poi una voce sorda e ferma prova a raccontare quanto è accaduto: «Quel giorno maledetto stava ritornando nell'appartamento - spiega - dopo che era andata a fare alcune commissioni, quando ha girato la chiave nella porta e tutto è saltato per aria. Ma durante la mattinata alcuni tecnici erano andati a fare dei lavori per montarle il nuovo piano di cottura della cucina quindi qualcosa deve essere andato storto». Non si dà pace Luca, che frastornato dalla notizia della morte di mamma Lili, vuole trovare una spiegazione a quanto è successo. «Mi hanno detto che adesso è tutto in mano alla magistratura - prosegue - ma non so se ci sono già stati dei risvolti o se sono già cominciate le indagini, so solo che la mia mamma non c'è più per colpa della negligenza di qualcuno e di questo non riesco a farmene una ragione». Sono stati giorni di ansia e di speranza quelli trascorsi all'ospedale di Pisa, un incubo iniziato alle 21.15 di martedì 29 giugno quando Liliana tornata a casa, nella sua nuova abitazione al numero 33 di via Ionio a Torba, è saltata in aria ed è stata scaraventata a terra dalla forza esplosiva del gas. All'arrivo dei soccorritori Lili, come la chiamavano le amiche e colleghe di lavoro della Coin di Orbetello, è stata trovata ancora cosciente, con ustioni alla faccia, al torace e alle mani, ma ancora con la forza di parlare ai volontari del 118 che cercavano di prestarle le prime cure. Le sue condizioni, però, si sono aggravate immediatamente, da Grosseto era pronto a partire anche Pegaso, ma la donna nel giro di pochi minuti ha avuto tre arresti cardiaci, così i medici hanno deciso di stabilizzarla prima di trasferirla a Pisa. Subito si è capito che qualcosa non andava: «Appena è arrivata in ospedale - dicono i medici che l'hanno soccorsa - abbiamo capito che oltre alle ustioni, il danno che aveva subito la donna era anche celebrale e che quindi era più grave del previsto». Per tredici giorni Lili ha lottato tra la vita e la morte, lasciando nei figli Luca e Tommaso e nei tanti amici che le sono stati vicino briciole di speranza che bastavano per darsi coraggio e non farsi vincere dalla paura. Poi la morte: «Ieri mattina - conclude Luca - si è spenta poco dopo le sette, la sua situazione si è aggravata, da quando è arrivata è stata tenuta in coma farmacologico per le ustioni che aveva sul 70% della pelle, ma il suo corpo non ha retto a tutta questa sofferenza». Adesso toccherà agli inquirenti verificare le responsabilità di quello che è avvenuto nella casa cercando di accertare se esiste un collegamento - come suppone il figlio - tra i lavori effettuati la mattina alla cucina e l'esplosione della sera stessa. Intanto al dolore dei familiari è vicino anche il sindaco di Capalbio Luigi Bellumori che manda le proprie condoglianze per la tragedia. Per i funerali sarà necessario il via libera del magistrato che conduce le indagini.
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