Il presidio
Assolto ginecologo per la morte del piccolo Giacomo
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MISERICORDIA Il parto era avvenuto in ospedale il 21 agosto di sei anni fa2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Il ginecologo Vincenzo Alvino è stato assolto dall'accusa di omicidio colposo per la morte di un neonato, il parto tragico del 21 agosto 2004 in cui Giacomo aveva appena fatto in tempo ad affacciarsi alla vita. Il fatto non sussiste, ha sentenziato il giudice Marco Bilisari, che ha preso tre mesi di tempo per depositare le motivazioni su un caso delicatissimo e in cui hanno avuto un ruolo fondamentale le consulenze specialistiche. Alvino, assistito dagli avvocati Luciano Giorgi e Marco Festelli, era imputato per il presunto ritardo nel taglio cesareo. Il sostituto procuratore Stefano Pizza aveva ravvisato una responsabilità del ginecologo, chiedendo una condanna a 6 mesi. Il giudice ha anche dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Alvino, di turno quella notte al Misericordia, del primario del reparto Sergio Dall'Acqua e del ginecologo reperibile (e anche personale della donna) Giuseppe Mazzullo, imputati di lesioni colpose in concorso per l'isterectomia cui venne sottoposta la donna, quando sarebbero invece state praticabili altre soluzioni terapeutiche. Non doversi procedere perché i genitori di Giacomo, Roberto Galluzzi e Barbara Menchini, hanno rimesso le querele (del 23 e del 31 agosto 2004) e revocato la costituzione di parte civile, verosimilmente perché soddisfatti dalla transazione raggiunta. Nel corso del procedimento, i signori Galluzzi - assistiti dall'avvocato Andrea De Cesaris - avevano chiesto 2 milioni e mezzo di danni alla Asl 9 e ai tre medici. È stata battaglia medico-legale nelle udienze precedenti. Il professor Mario Gabbrielli che eseguì l'autopsia (con il professor Mauro Marchionni e il dottor Massimiliano Fambrini dell'Università di Firenze, specialisti in ostetricia) pur parlando di un'insofferenza acuta insorta durante il travaglio e di ritardo nella scelta del cesareo, ricondusse la morte a un fattore patologico esterno non fronteggiabile. Sulla tempistica insisteva anche il medico della parte civile, Bresandola. Il gip Mammone aveva nominato i professori Umberto Nicolini e Riccardo Zoja di Milano, che avevano invece individuato possibili responsabilità dei tre medici. Secondo il professor Domenico Arduini, esperto di tracciati cardiotocografici il cui intervento è stato richiesto dalla difesa, il cesareo non era necessario. Anzi, il consulente aveva escluso ogni responsabilità dei medici; perché i tracciati non dimostrano un'ipossia (mancanza di ossigeno); perché tale ipossia non è mai stata dimostrata né da esami autoptici né dai dati della cartella clinica (il colorito alla nascita era roseo); perché il liquido amniotico era sempre stato limpido; perché le modalità dell'assistenza neonatologica possono da soli spiegare i fenomeni bradicardici (rallentamenti del battito) persistenti nel piccolo Giacomo.
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