Il Tirreno

Grosseto

Prende 98 euro di pensione L'Inps ne chiede 633 indietro

Sara Landi
<strong>IN FILA.</strong> Per riscuotere la pensione alle Poste
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IN FILA. Per riscuotere la pensione alle Poste

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GROSSETO. Una pensionata ultranovantenne si è vista recapitare a casa una lettera raccomandata dell'Inps che le chiede indietro 633,14 euro per un errore di calcolo dell'importo della sua pensione. Peccato, fa notare il marito, che la donna, casalinga per una vita, sia arrivata a percepire a dicembre 2009 una pensione che al netto delle ritenute era di circa... 98 euro al mese. La bellezza di neppure cento euro, quindi. «Ha iniziato a percepire questa pensione nel 1992 - dice il marito - e le avevo detto che era talmente poco quello che prendeva che quasi quasi non conveniva neppure prenderla». L'uomo, insomma, inconsapevolmente pare fiutare la rogna in vista: «Quando ho letto la lettera sono rimasto di stucco: devo ridare all'Inps soldi perché loro hanno fatto un errore di calcolo? Assurdo. Ho fatto i conti: mi chiedono indietro 15,07 al mese per 42 mesi di prestazioni non dovute, dal 1º gennaio 2005 al 30 giugno 2008». Il paradosso sembra legato anche al fatto che da gennaio 2010 l'importo della pensione della donna è lievitato, si fa per dire considerando la cifra, fino a un totale di 141 euro lordi. Come a dire che prima aumentano e poi vogliono indietro i soldi. «Se devo pagare pago - aggiunge il signore che preferisce restare anonimo - ma certo l'errore non l'abbiamo fatto né io né mia moglie. Ho provato a sentire chi ha firmato la lettera ma prima mi hanno detto che era in ferie, dopo che era occupata. Ho la sensazione che si neghi». La ricerca di un chiarimento non sembra quindi per ora andata a buon fine. Per completezza d'informazione la lettera informa comunque la titolare della pensione che per una eventuale contestazione è possibile «fare ricorso in carta semplice al comitato provinciale Inps», inviandolo con tutta la documentazione del caso o consegnandolo direttamente all'ufficio competente. Ci si può inoltre rivolgere agli enti di patronato riconosciuti dalla legge per l'assistenza gratuita. Ma il nostro anziano lettore non ha voglia di fare ricorso ripetendo che «se c'è da pagare pago, ma pago per un errore non mio. E non ci sembra giusto».

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