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Grosseto

Nell'affresco Sant'Anna somiglia... alla moglie del capo

Nell'affresco Sant'Anna somiglia... alla moglie del capo

È invece bastato uno sguardo al cimitero di Grosseto durante l’inaugurazione di un affresco dedicato a Sant’Anna per notare più di una somiglianza tra il volto della madre di Maria e quello della moglie dell’ex amministratore delegato della società che gestisce i servizi cimiteriali

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GROSSETO. L’enigma sull’identità della Gioconda è rimasto irrisolto per secoli, nascosto tra mito e leggenda. È invece bastato uno sguardo al cimitero di Grosseto durante l’inaugurazione di un affresco dedicato a Sant’Anna per notare più di una somiglianza tra il volto della madre di Maria e quello della moglie dell’ex amministratore delegato della società che gestisce i servizi cimiteriali. Stesso sguardo, naso, lineamenti del viso e - ironia della sorte - ad alimentare i sospetti anche lo stesso nome, perché la donna, pure lei dipendente del Comune, di nome fa Anna Banci.

La bufera inizia giovedì mattina quando va in scena il taglio del nastro di due nuovi blocchi di loculi e ossari e dell’affresco dedicato alla Santa: 18 metri di dipinto vicino a quello in onore di San Lorenzo, patrono della città. Alla cerimonia ci sono il sindaco Bonifazi accompagnato dagli assessori Anna Guidoni e Maurizio Frosolini, le due artiste, Sabrina Macchi e Elga Ermini e i vertici della San Lorenzo, a partire dal presidente Luca Merelli. Con lui il direttore ed ex amministratore delegato Romeo Banci e la moglie Anna che indossa un tailleur blu e consegna cartelle stampe ai colleghi giornalisti. Sorrisi e strette di mano fino a quando il velo che copre il dipinto di Sant’Anna alle porte della città non viene tolto svelando sul volto i tratti della moglie dell’ex ad.

Sul momento sono volati sguardi sorpresi e un paio di battute. Ma adesso l’imbarazzo è cresciuto nei corridoi del Comune a tal punto che il sindaco ha sentito il dovere di rimediare al più presto a quella che definisce «una cosa grottesca e di cattivo gusto perché non si può fare un uso privatistico della cosa pubblica».

Una mezza ammissione sulla provenienza dell’ispirazione lo fa una delle due autrici dell’opera, dipinta in cinque mesi e pagata poco meno di sei mila euro in parte pubblici. Dice Elga Emini, pittrice grossetana: «Fin dall’antichità gli artisti hanno sempre preso spunto da quello che vedevano intorno a loro. Anna Banci e suo marito - prosegue - ci sono sempre stati vicini, hanno creduto nel nostro lavoro, ci hanno appoggiato e probabilmente ci siamo ispirati a lei. Non so se abbiamo esagerato, ma né io ne la mia collega abbiamo voluto fare nulla di blasfemo, non volevamo offendere nessuno. A Roma - conclude facendo un esempio - nella chiesa della Santa Maria Vergine Annunziata hanno fatto degli affreschi dei santi con volti umani e nessuno si è lamentato».

L’ex amministratore delegato della società Romeo Banci, in carica fino allo scorso marzo e ora passato alla carica di direttore, allenta i toni: «La somiglianza tra mia moglie e il volto di Sant’Anna c’è - ammette - e a me fa piacere. In ogni caso si è trattato di una libertà artistica delle pittrici che si sono ispirate a due santini, non certo a una volontà personale». Intanto per domani mattina in Comune è stato convocato un testa a testa tra il sindaco Bonifazi e il presidente della San Lorenzo servizi. Due le strade per risolvere la situazione: lasciare l’affresco così com’è o chiedere alle artiste di ritoccarlo per scacciare ogni fantasma.

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